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La scena cui si è assistito ieri sera è stato il sigillo sul declino del nostro calcio. La nazionale azzurra guidata da Roberto Mancini giocava (e le buscava) in amichevole dall'Austria in una gelida notte viennese, poche ore dopo la partita inaugurale di Qatar 2022. E giusto per cospargere ulteriore sale sulla ferita, i collegamenti da studio per commentare la gara venivano fatti dal media center di Doha anziché da Roma. Con l'effetto di creare ulteriore frustrazione da assenza. Come a dire che bisognava proprio architettare un pasticcio del genere, cioè un'amichevole fissata nel giorno più sbagliato, per vedere la nazionale azzurra sulla scena dei mondiali.
Dunque quel quadretto televisivo potrebbe essere indicato come un fermo immagine della crisi calcistica italiana, certificata con la seconda eliminazione consecutiva dalla fase finale dei mondiali di calcio.

Ma guardando oltre la dimensione statica della questione, non soffermandosi sull'effetto immediato, è necessario astrarsi dall'istantanea per provare a fare un ragionamento di sistema e capire da dove origini questo declino del calcio nazionale. Ha provato a compiere questo lavoro Daniele Lalli, esperto di innovazione dei settori giovanili, che ha scritto un libro intitolato “Oro sprecato. Come il calcio italiano sta uccidendo il talento”, mandato nei giorni scorsi in libreria dalla casa editrice fiorentina Editpress.
Si tratta di un testo che mixa quantità e qualità, molto ben documentato oltreché arricchito da un solido impianto teorico. Nelle sue pagine viene raccontata la dinamica dell'impoverimento cui il sistema calcio italiano è andato incontro, quasi come se avesse scelto di consegnarsi a un destino avverso. Tutto ciò che porta il movimento a sprecare il suo oro, cioè il talento. Sono descritti i meccanismi che hanno fatto precipitare la formazione del talento all'ultimo posto nella lista delle missioni che una società di calcio decide di perseguire. Messa in subordine rispetto alla compravendita dei diritti economici, allo scouting, al marketing, alla generazione di plusvalenze e infine alla cosmesi dei bilanci annuali d'esercizio. E certo, in parte questa scelta dipende dal fatto che la formazione è un'attività tanto costosa quanto incerta. Ma una così diffusa e sistematica diserzione ha qualcosa di criminale.
All'analisi di un crimine, compiuto contro il calcio italiano inteso come una scuola, è dedicato il lavoro svolto da Daniele Lalli. Condotto con piglio scrupoloso, che lo porta a individuare delle leggi non scritte come quella che vede privilegiati, nella selezione, i calciatori nati nei primi mesi dell'anno rispetto a quelli nati nei mesi successivi. Anche con un tentativo di comparazione rispetto agli altri sistemi formativi nazionali, e con un capitolo finale in cui si prova a indicare delle soluzioni. Un libro che la Figc e le singole leghe farebbero bene a prendere molto sul serio. E che i tifosi farebbero bene a leggere, per capire dove nasca lo sfascio culminato con la notte della presenza abusiva della nazionale sul palcoscenico di Qatar 2022.
 
(Daniele Lalli, Oro sprecato. Come il calcio italiano sta uccidendo il talento, prefazione di Pippo Russo, Firenze, Editpress, 2022, pagine 304, euro 25).