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Lunga e bella intervista quella concessa al settimanale Fuorigioco dall'ex attaccante di Juve, Inter, Roma e Fiorentina, Pablo Daniel Osvaldo che ha ripercorso alcune delle tappe più importanti della sua carriera partendo dai rapporti "pericolosi" con compagni di squadra e allenatori fino alla scelta di dire addio presto al calcio per dedicarsi alla musica.

IL PUBBLICO - "A chi viene a sentirti bisogna dare qualcosa. La grande differenza è che se uno viene al tuo concerto e non gli piace come suoni e canti non torna, ma è chiusa lì. Nel calcio si è persa la misura. Conta la squadra e se sbagli un gol ti crocifiggono. Non è che perché un calciatore guadagna bene ed è un personaggio pubblico gli puoi dire di tutto. Se mi incontri per strada e mi insulti, io ti meno".

RIMPIANTI ZERO - "Rimpianti? Nessuno. Il pallone mi ha dato tanto e ne sono oroglioso, anche se poi ho capito che quella del calciatore non è una vita reale. Ho comunque giocato per tanti top club, con grandi campioni, ho indossato anche la maglia azzurra. E malgrado i 9 gol nelle qualificazioni non sono andato al Mondiale 2010 per ragioni che forse nemmeno Prandelli, allora c.t., vi saprebbe spiegare. E poi si è visto che figuraccia abbiamo fatto...".

LA LITE CON ICARDI E MANCINI - "Se rifarei la sceneggiata a Icardi? Troppo facile dire no adesso. Se non ci fosse stato Guarin a fermarmi probabilmente a Mauro davo un cazzotto in mondovisione. In quel momento ci stava. Poi Mancini fu costretto a chiedere la mia cessione, altrimenti avrebbe perso il controllo del gruppo".



ALLA JUVE... - "Poca Libertà? No è diverso, alla Juve sono stato bene, è normale che ti venga richiesto di rispettare certe regole anche per una questione d’immagine del club. Se non lo capisci, il problema sei tu".

L'ADDIO AL CALCIO - "Al calcio sarò sempre riconoscente. Ma le cose col tempo sono cambiate. In Argentina poi pressioni e pettegolezzi sono esasperati. A Buenos Aires non avevo nemmeno più voglia di uscire di casa. Allora a 30 anni ho detto basta, malgrado in Cina fossero pronti a coprirmi d’oro".

CONTE IN ARGENTINA! - "Gli allenatori a cui sono legato? Zeman, Pochettino e Conte. Antonio è il più grande, non solo a livello tecnico-tattico. Uno che ti dice le cose in faccia, ma che sa anche ascoltare. Se hai le palle, gli dici che non sei d’accordo con lui, ti manda a quel paese ma poi elabora e nel caso ti dà ragione. Non ha una panchina? Una sua scelta. Aspetta l’occasione giusta. Sarebbe stupendo se diventasse l’allenatore dell’Argentina. Almeno con lui torneremmo a vincere il Mondiale!".