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Rinascimento veneto. Se non altro sotto il profilo dell’entusiasmo generato da questo inizio di stagione. Per i risultati ci sarà tempo. Il pallone torna a rimbalzare in terre dove - tra flop e fallimenti - di gioie vere negli ultimi tempi ce ne sono state davvero poche. La fotografia più bella è quella che ritrae gli oltre 12.000 spettatori che domenica hanno assistito al derby tra Vicenza e Padova, in un Menti - come si diceva nelle cronache di un tempo - «ai limiti della praticabilità» per il campo ridotto ad acquitrino. 12.000 spettatori sono un pubblico da Serie A: ce n’erano poco più di 14.000 per Genoa-Udinese, sono quelli che mediamente fa la Spal al Mazza, il Sassuolo - se la partita non è di cartello - si ferma a quote sotto i diecimila.

Il risultato del derby ha emesso una sentenza: il Padova ha vinto, ha effettuato il controsorpasso ed ora è solo in vetta alla classifica del girone B della C (e i biancorossi sono tornati al secondo posto). Quel che il campo non ha detto, lo raccontano invece le premesse poste da queste due società per un immediato ritorno - almeno - tra i cadetti, regno ormai da tempo di un Cittadella (altro club veneto) che anche quest’anno - dopo la finale sfumata al fotofinish nella scorsa stagione - cercherà l’assalto ai play-off.

Il Lanerossi Vicenza ha un progetto che lo dovrà riportare in Serie A nel giro di cinque anni, così ha promesso il patron, Renzo Rosso, il Signor Diesel (nel senso dei jeans), già sponsor del Milan, di cui è tifoso, e già proprietario del Bassano. Le basi economiche ci sono. Rosso è uno degli imprenditori italiani più noti in tutto il mondo. L’ultimo fatturato ha superato il miliardo e mezzo di euro. Gli investimenti sono stati fatti. In panchina è tornato quel Mimmo Di Carlo che fu il capitano delle ultime straordinarie stagioni biancorosse, quelle con Francesco Guidolin in panchina alla fine degli anni ’90. L’obiettivo è quello di creare una società solida e vincente, radicata nel territorio.  Le scelte dei Rosso (il presidente è Stefano, figlio di Renzo) vanno in questa direzione. Due leggende come Roby Baggio e Paolo Rossi, che hanno cominciato la loro carriera a Vicenza, sono state coinvolte in società; il direttore generale è Paolo Bedin, vicentino doc con un passato in Lega. Il Vicenza ha coinvolto quest’anno 7.525 abbonati. Numeri da sballo per la Serie C (ma anche per la B).

Diversa la situazione del Padova, fresco di retrocessione dopo il campionato dell’anno scorso in B (doveva essere l’anno della svolta). Siamo all’ennesima ripartenza, con una nuova società che sta cercando un equilibrio e una squadra che è stata affidata a Salvatore Sullo, per dieci anni vice di Gianpiero Ventura, tra Bari, Torino, Italia e infine Chievo. Il Padova non frequenta la Serie A da metà anni ’90, ultimi lampi di una squadra-simpatia dove il totem era l’americano col pizzetto da Generale Custer, Alexi Lalas. Da allora c’è stato un lento declino, fino ai crack societari che hanno fatto da punteggiatura ad una storia sempre più desolante. Il socio di maggioranza del club oggi è Joseph Marie Oughorlian (il presidente è invece Daniele Boscolo Meneguolo), finanziere franco-armeno con interesse nel mondo degli aeroporti e della comunicazione, in passato proprietario del Lens in Francia (prima in partnership con l'Atletico Madrid, poi da solo) e del Millonarios Bogotà in Colombia. Ha promesso anche lui il ritorno nel calcio che conta, con un programma triennale. La partenza di stagione sta rispondendo alle aspettative.

La radiografia del Veneto oggi ci dice che - con Hellas Verona in Serie A, con Cittadella, Chievo e Venezia in B e con Padova, Vicenza e Virtus Verona in rampa di lancio in C1 - c’è un movimento che si è rimesso in moto, mentre il Treviso e il Rovigo annaspano nel girone dantesco dei Dilettanti, in attesa di tempi migliori.