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Con l'ecatombe di attaccanti, domenica scorsa Mangia è stato costretto a pescare il jolly Mauro Bollino, 17 anni da compiere il prossimo 31 dicembre. Pensate un po': se fosse nato un giorno dopo, il baby avrebbe potuto giocare ancora con gli Allievi. E invece ha sfiorato l'esordio in serie A. Al 'Tardini' Bollino si è pure scaldato, il tecnico ha pensato di concedergli il battesimo, ma poi ha preferito lasciar perdere: il Palermo soffriva e sarebbe stato troppo chiedere a Mauro di tenere su la squadra quando i palloni giocabili andavano cercati col lanternino.

Per il ragazz(in)o, grande estimatore di Quagliarella per i suoi gol spettacolari, lo score parla chiaro: con la Primavera sono 11 le reti segnate in 12 presenze, Coppa Italia compresa. Bollino è un tipo di attaccante moderno, incastonatosi alla perfezione nel panorama attuale che sembra aver disperso la tradizione del corazziere in favore della novità del fromboliere. Nemmeno 170 centimetri di altezza, fisico mingherlino, al limite del Giovinco o del Maxi Moralez, ma una capacità invidiabile di sgusciare tra i difensori avversari. Mauro è mancino, ma alla bisogna calcia anche col destro. La dote principale è la rapidità di esecuzione: tra lo stop a seguire e il tiro in porta passa uno schiocco di dita.

Il Palermo lo ha scovato tre anni fa in una società dilettantistica cittadina, e per Bollino da allora è stato un climax di gol. Trequartista per vocazione, è diventato prima punta per propensione: adesso è Zerbo a girare attorno a lui facendo tanto lavoro sporco. Mauro ha già assaggiato anche l'ebbrezza della Nazionale: lo scorso aprile è stato convocato nell'Under 17 per uno stage a Coverciano. Ai grandi momenti, quelli degli esordi veri e propri, il piccolo grande Bollino c'è andato solo vicino. Ma anche solo l'attesa del piacere è già un piacere di per sé.