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Ventotto giocatori - ventinove con Mantovani arrivato ieri -, tanti volti felici e pochi, per fortuna, musi lunghi. Comincia bene la nuova stagione del Palermo, che fatica agli ordini di Pioli in quel di Malles Venosta, cittadina che più tranquilla non si può. Non c'è altro da fare che pensare agli allenamenti, perché il Comune in provincia di Bolzano offre soltanto un inno alla serenità montanara. Pioli, lo si è già capito, è uno che ama il campo. Sono già cominciati gli esperimenti di difesa a tre e le sedute tattiche con annessi esercizi di smarcamento. Tra uno scatto e l'altro, per fortuna dei giocatori, non manca il pallone: la monotonia da ritiro, quantomeno, così viene debitamente filtrata.

C'era tutta una letteratura di curiosità attorno ai nuovi. Cetto e Zahavi hanno rubato la scena: il difensore argentino mostra cipiglio e personalità e non disdegna di impostare l'azione; l'israeliano, invece, sembra avere tatuato il talento sulla pelle. Ne sarà felice Zamparini, primo sponsor del trequartista prelevato dall'Hapoel Tel Aviv. Un po' in difficoltà, di contro, l'ungherese Simon - per adesso un pesce fuor d'acqua - e Gonzalez, che sgobba con l'espressione triste, come se non si fosse ambientato. Forse, ma è solo una congettura, gli manca l'Eldorado Novara.

Detto dei nuovi, c'è anche il vecchio che non passa. Miccoli aveva chiuso con gli occhi bassi la scorsa stagione. Nei primissimi giorni in Trentino, quasi a ripercorrere il tracciato di un mese fa, l'attaccante salentino era apparso giù di morale: nessuna risposta ai tifosi che lo acclamavano all'uscita dal campo dello 'Sportwell' - l'impianto quartier generale della truppa rosanero - e scarso entusiasmo generale. Ieri, però, le cose sono cambiate (in meglio): il capitano del Palermo si è impegnato, ha dimostrato di volersi riappropriare del trono e ha perfino segnato il primo gol dell'anno con una splendida punizione a giro. Fabrizio, magari, a dispetto della voglia di cambiare aria, sta accettando il fatto di avere poco mercato. Fare di necessità virtù, a volte, può diventare il migliore degli inizi.