Commenta per primo

A forza di dire che quella in programma è la partita decisiva, si rischia di diventare noiosi. A conti fatti è ancora presto, perché dopo il Genoa restano comunque 12 gare per tentare l'impresa disperata di salvarsi. Facendo di conto, però, non si può non cominciare a pensare a un'eventuale retrocessione, che manco a dirlo potrebbe significare lo strappo definitivo con la tifoseria. È in quest'ordine di idee che si innestano un paio di decisioni di Zamparini, ormai riportato coi piedi per terra dalla paura.

Intanto Perinetti. Geniale la trovata dialettica del 'contratto d'affetto', che ha fatto presto a tramutarsi in un benvenuto nel consiglio d'amministrazione. Il dirigente romano è avvezzo a risalite dalla B alla A, e comunque può ergersi a perfetto Caronte in tutte le situazioni. Col senno di poi siamo bravi tutti, ma forse Perinetti non andava messo alla porta: dall'ambiente rosa filtra approvazione per il Giorgio-quater nel Palermo. Speriamo soltanto che adesso possa fermarsi un po' di più. Di sicuro ha dimostrato di tenerci davvero alla causa. Dopotutto bisogna essere concreti: troppe parole non suffragate dai fatti significano puro onanismo.

Il rinnovo biennale di Miccoli, poi, sembra una perfetta trovata per ammansire i tifosi, checché ne dicano in società. Il Romario del Salento è il sacro Graal dei palermitani, che lo se potessero lo farebbero sindaco. Dopo la maretta con Lo Monaco, che a gennaio lo aveva praticamente ceduto al Torino, Perinetti ha capito - e fatto capire a chi di dovere - che al capitano non bisogna rinunciare. In barba al logorio fisico, giacché gli anni passano per tutti. Gli anni passano e i successi se ne vanno, cambiano i giocatori e purtroppo anche le categorie. Dovesse malauguratamente succedere, Palermo avrebbe due sane certezze da cui ripartire.