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Il nuovo Palermo ha poco a che vedere con il vecchio. La maggior parte dei titolari è cambiata e, almeno per adesso, la classifica ne è contenta. È sempre rischioso concludere un ciclo, perché aprendo il successivo perdi le certezze e sei costretto a scommettere. E le scommesse, per definizione, sono aleatorie. Per allestire l'organico si sono uniti in una curiosa macedonia competenze e occhi lunghi di vari dirigenti del Palermo. Cattani, Sogliano e Zamparini hanno miscelato il loro sapere in un curioso calderone che in undici giornate ha prodotto 16 punti.

Cattani, già da quattro anni al soldo di Zamparini, giurava sulle qualità di Pisano fin dal giorno del suo acquisto. Sogliano, una volta approdato in Sicilia, non poteva che avallare l'operazione, perché ha visto sbocciare e crescere il terzino classe '87. Il ratto di Silvestre al Catania, invece, è tutta farina del sacco di Sogliano, che con 7,3 milioni (alleggeriti dallo scambio con Lanzafame) si è assicurato uno dei migliori centrali del campionato. Il suo compare difensivo, Cetto, è stato scovato da Cattani in uno dei suoi estenuanti giri d'orizzonte in dvd accompagnati alla bisogna dallo spostamento in loco. Sogliano e Cattani, meriti che rimbalzano a mo' di ping pong e che si incastrano alla perfezione.

Tzorvas, preferito sul filo di lana a Sorrentino, è stato voluto da Zamparini. Che, passando da un Paese all'altro, si è immediatamente invaghito di Zahavi ammirando le sue giocate sullo schermo: per fortuna del Palermo, ha spedito Cattani e Sagramola in Israele per comprarlo, con la dolce minaccia di guai qualora non fossero riusciti a strapparlo all'Hapoel Tel Aviv. Barreto e Della Rocca, infine, sono idee last minute di Sogliano, che prima di portarli alle falde di Monte Pellegrino si è consultato con Mangia. Cocktail, mix, pot-pourri: chiamatela come vi pare, ma il Palermo di oggi è una sommatoria di meriti. Prova provata che un grande ingranaggio non si costruisce quasi mai in solitaria.