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L'accordo tra Sampdoria e Palermo era questione di dettagli. A far saltare l'approdo in Sicilia di Angelo Palombo è stato lo stesso giocatore, che ha preferito Firenze. Fine della storia. Peccato, perché l'ormai ex capitano blucerchiato sarebbe stato l'uomo giusto per incollare i cocci della mediana rosanero, afflitta da una malattia congenita: la mancanza di qualità. E, scorrendo la cartella clinica, da un leader in grado di trascinare i compagni nei momenti di impasse. C'era voluto l'intervento diretto di Zamparini, che stava conducendo un'operazione poco vantaggiosa economicamente ma decisiva tecnicamente.

E adesso tocca fare il giro delle sette chiese per reperire sul mercato un surrogato di Palombo, che non ha le physique du role del regista ma comunque una certa propensione a rompere l'azione avversaria per rilanciare quella della propria squadra. Fare nomi è difficile: D'Agostino è una pista impossibile, Rios ha deciso di restare in Messico fino al termine della stagione e un esoso investimento in Sudamerica si porterebbe dietro tutto il fisiologico fardello di rischi, dall'ambientamento alla lingua.

Prendere un regista - o un suo simile - diventa fondamentale per porre freno a un altro problema. Infondendo nuova linfa a centrocampo, Migliaccio potrebbe finalmente a vestirsi da difensore, quello che a nostro parere è ormai il suo abito perfetto. Giulio è un grande interditore, che fa risaltare le sue qualità se al suo fianco ha uomini di fosforo. In questa atavica mancanza di piedi buoni, invece, lui è il primo ad andare in apnea. In difesa, invece, il suo senso tattico accoppiato alla mostruosità di Silvestre può essere la panacea di molti mali. Come lo sarebbe stato Palombo, regista non sul campo ma, purtroppo, al teatro del rifiuto.