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Sabato scorso la sorpresa nell'uovo di Pasqua, anche se il periodo è passato. Fabio Simplicio si presenta in conferenza stampa 'per salutare chi mi ha voluto bene in questi quattro anni trascorsi a Palermo'. Un florilegio di frasi d'amore all'indirizzo della dirigenza, della squadra, dello staff tecnico, della città. E poi le lacrime, che sembravano spontanee, con lo sfoggio di una maglietta celebrativa regalatagli dai compagni. Che bellezza, che quadretto bucolico. Se solo fosse tutto vero. Simplicio è andato via da Palermo per gonfiarsi il portafogli. Alla Roma guadagnerà il doppio e potrà disputare la Champions League, il sogno di tutti i calciatori professionisti. Due piccioni con una fava. Una decisione del tutto condivisibile e che i tifosi palermitani - lungimiranti e comprensivi - non possono che benedire con il più affettuoso dei saluti. Sarebbe andato in scena lo stesso commiato riservato ad Amauri, che due anni fa, ammettendo che la Sicilia gli stava stretta economicamente e sportivamente, salutò per spiccare il volo con l'armata Juventus. Adesso i fatti raccontano che è stato più un volo di Icaro, ma questa è un'altra storia. Alle lacrime di Simplicio non crediamo più di tanto. Se lasciare Palermo gli dispiaceva così tanto fino a farlo piangere, perché andarsene? Poteva prolungare, evitando di squarciarsi l'anima per il dolore. Insomma, quei lucciconi sgorgati in un rubinetto sono solo un atto di ipocrisia per non passare da mercenario. Zamparini le ha definite 'lacrime da coccodrillo. Simplicio è il calciatore che mi ha deluso più di tutti nella mia vita da presidente'. Quella del patron è un'esagerazione. Il buon Fabio è un professionista integerrimo, non ha mai tirato indietro la gamba nonostante dovesse vendersi al miglior offerente, e per questo si è infortunato in maniera abbastanza seria, compromettendo le residue chance di convocazione per il Mondiale. E in quattro anni con la maglia rosanero, Simplicio ha dato tutto esprimendosi su ottimi livelli. Sempre. Ha sbagliato soltanto l'ultimo passaggio, quello davanti alle telecamere: bastava ammettere che il richiamo dei soldi vale anche di più di quello delle Sirene per Ulisse, e tutti gli avrebbero dato una pacca sulla spalla augurandogli il meglio. Non che in risposta al suo addio insincero gli si auguri il male - no: forza Fabio, viva Fabio - ma il tarlo dell'ipocrisia adesso alberga nelle menti di chi sta lasciando un grande giocatore e un grande uomo. Grande anche se occasionalmente si traveste da coccodrillo.