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Tra i 45mila che hanno affollato le strade di Roma e le poche migliaia che hanno seguito il Siena c'è un mare di storia in mezzo. È un Palermo cambiato, nella forma e nella sostanza. E anche i tifosi, ebbri fino a pochi mesi fa e un filo depressi adesso, se ne sono accorti. La squadra di Mangia ha salutato troppo presto la Coppa Italia, riponendo nel cassetto sogni di gloria ai quali probabilmente non si è mai creduto abbastanza. Nessuno ha stappato lo spumante per la prematura eliminazione, sia chiaro, ma i veri problemi arrivano adesso: a Catania non si deve sbagliare.

Ieri pomeriggio i tifosi più accesi non hanno usato mezzi termini: hanno chiesto alla squadra di giocare 'con il sangue negli occhi' e di dare tutto nel derby. 'Poi si può anche perdere', ma 'si deve finire la partita con la maglia sudata'. I senatori in primis hanno recepito il messaggio, con un Migliaccio diplomatico pronto ad ascoltare - e a controbattere - le argomentazioni della gente. La sfida del primato siciliano bussa alla porta in un momento complicatissimo per il Palermo, un po' svilito dalle due sconfitte interne consecutive proprio quando il 'Barbera' era una rendita per le fortune in classifica.

Poi c'è la tradizione recente che fa accapponare la pelle. Nei derby disputati alle pendici dell'Etna dopo il ritorno in Serie A, solo tre giocatori rosa hanno segnato (Caracciolo, Di Michele e Caserta) e il Palermo non vince dal 2 febbraio 2007, quando perse la vita l'ispettore di polizia Filippo Raciti. Tragedie per niente parenti del calcio, una lezione che le due tifoserie hanno stampato nelle loro teste. L'inopinata batosta per 4-0 della scorsa stagione è una ferita ancora sanguinante che rende Catania-Palermo la partita dell'anno. Non ci sono scuse, non vale nemmeno la depressione post-Coppa Italia: domenica bisogna fare risultato. O quantomeno non fare una figuraccia...