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Rossi, Cosmi, Pioli, Mangia e adesso Mutti: Zamparini ha cambiato cinque allenatori in dieci mesi, segno evidente che qualcosa non va. Il 2011 del Palermo più che un anno di medaglie sul petto è stato un anno di spilli sul cuore. Come dimenticare le cinque sconfitte consecutive di cui lo 0-7 contro l’Udinese e il 4-0 di Catania che costò la panchina a Cosmi, l’uomo dal brevissimo e timido interregno? Eppure in tutto questo marasma si arrivò a una storica finale di Coppa Italia con 45 mila persone mosse dalla fede e dal sogno. Che poi, purtroppo, resterà tale per colpa di Eto’o.

In estate la società ha varato la rivoluzione, giacché la sconfitta contro l’Inter ha segnato la fine di un’epoca. I vari Cassani, Bovo e Nocerino avevano esaurito il credito di motivazioni, scegliendo la strada dell’addio. Pastore è stato ceduto per i soliti e comprensibilissimi motivi di bilancio, mentre Rossi ha salutato per incompatibilità con il presidente. Uno scombussolamento che ha acceso animi eccessivamente sediziosi dei tifosi, che hanno disertato abbonamenti e botteghini nonché criticato Zamparini ben oltre la logica: al patron si può imputare qualche scelta sbagliata sul mercato, ma il giro di vite era necessario.

Dopo lo shakeramento, il Palermo è una squadra profondamente diversa: meno forte nei titolari, più completa coi panchinari. Ma quando si cambia così tanto - un po’ come fa il Genoa - è difficile ottenere gli stessi risultati. Non a caso, dati alla mano, il Natale 2011 è il peggiore in termini di punti da quando il Palermo è tornato in Serie A. Ci vuole tempo per far quadrare i conti e il cerchio. E soprattutto adesso ci vogliono i correttivi: il campo ha spiegato che alla truppa rosanero servono un regista e una punta. Di peso e personalità, mica ragazzini di belle speranze. Con una squadra tutta nuova è giusto navigare a vista come sta facendo il Palermo. Ma per non perdere la rotta ci vuole una guida.