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Resipiscenza, ovvero ravvedimento conseguente al riconoscimento dei propri errori: l'avevamo auspicata qualche settimana fa, e la scienza della resipiscenza è stata infusa in Zamparini. Ci è voluto un altro tracollo nel derby, l'unica partita che i tifosi del Palermo non vorrebbero mai perdere. Men che meno in quel modo. E infatti è scattata la contestazione più veemente dell'era Zamparini. I supporter, nelle loro esternazioni di pancia, hanno fatto capire che non ce la fanno più. Soffrono per un presidente che troppo spesso ha messo al guinzaglio del suo potere economico i sentimenti della gente. Le colpe del fallimento sono in gran parte della società. Sentire Micciché che parla di sfortuna fa quasi sorridere: quest'anno il Palermo ha fatto di tutto per essere inviso alla buona sorte.

Riconoscere i propri errori, comunque, è sempre positivo. Solo i cretini non cambiano idea. 'Ho sbagliato a esonerare Rossi e chiedo scusa ai tifosi. Lui è un grande allenatore, l'unico che ci può salvare, spero rimanga anche l'anno prossimo', ha detto Zamparini. Passando, come gli succede spesso, da un eccesso all'altro. Dando per scontato che Delio andrà via, l'auto-sconfessamento sarà utile se il patron lo applicherà in futuro con il prossimo allenatore. Perché ormai l'attuale giocattolo Palermo è bell'e rotto. Insanabile. Da Rossi a Cosmi, il vulcanico Maurizio non ha disperso l'antico vizietto. Domenica mattina, prima del derby, il presidente era stato informato dal buon Serse che Pastore sarebbe rimasto in panchina. 'Fallo e se perdiamo ti caccio', ha risposto il patron. Detto fatto.

A poche settimane dai 70 anni, può un uomo cambiare la propria indole? La risposta la lasciamo ai posteri. Da commentare rimane la fallimentare esperienza di Cosmi, che partiva già decapitato. Forse, nella situazione disperata in cui versava e versa il Palermo, non avrebbero potuto farci niente nemmeno Mourinho o Hiddink. Figuriamoci Perse (così bonariamente ribattezzato), avvezzo a ben altre battaglie. L'ultima, quella di Catania, gli ha definitivamente spezzato le ossa, già piegate dopo la gara di Genova ('Avevo pensato di esonerarlo già quel giorno', ha rivelato Zamparini). Dopo la partita, tra un volo pindarico dialettico e l'altro, ha sentenziato: 'Dopo il primo gol non salvo nessuno'. Nemmeno se stesso.