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Nel 2012 siamo ancora a interrogarci se un pallone è entrato del tutto in porta, se un giocatore è in fuorigioco e se un fallo è avvenuto dentro o fuori area. Basterebbe usare la tecnologia del Cnr, presentata più volte alla Fifa, per eliminare qualsiasi dubbio e fare giustizia. Il sistema, progettato dall'ingegner Arcangelo Distante, direttore dell'Issia Cnr di Bari, permette all'arbitro e ai suoi collaboratori di conoscere entro un secondo l'esatta posizione del pallone o di un uomo nelle situazioni più intricate. Come? Attraverso una serie di telecamere evolute, per di più in automatico e senza intervento umano. Basterebbe un investimento di un milione e mezzo per sistemare il congegno su tutti i campi di Serie A ed evitare i disastri che si sono avuti sabato sera allo stadio Meazza. La moviola in campo, giusto per fare uno degli esempi più eclatanti, ha deciso alcuni anni fa una Coppa del Mondo di rugby. Per non parlare del suo continuo utilizzo nel tennis, nel cricket, nella scherma e nel basket. Ma i grandi capi della Fifa storcono il naso in nome d'un calcio proletario che serve solo da alibi per mantenere il potere sugli arbitri. E i sottoposti a livello nazionale, come i nostri, la pensano alla stessa maniera affermando che la tecnologia applicata al pallone renderebbe meno umano il compito degli arbitri e quello dei loro assistenti. Se permettete, una fregnaccia. È proprio l'inverso. La moviola, usata bene, con regole ben definite, non va contro gli arbitri ma a loro favore. Non è mai troppo tardi. Inutile girarci attorno. L'andamento di Milan-Juventus è stato pesantemente condizionato dalle sviste paradossali dell'assistente Romagnoli di Macerata e dalla scarsa personalità dell'arbitro Tagliavento, considerato il migliore del bigoncio. Il primo non ha visto il gol di Muntari con il pallone di mezzo metro in rete e ha cancellato quello di Matri per un fuorigioco inesistente; il secondo s'è nascosto dietro le spalle del collaboratore dopo aver indicato il centrocampo in occasione del raddoppio rossonero. Caro Tagliavento, non ci voleva la moviola per capire cos'era successo dopo che Buffon era finito con testa e braccia dentro la porta. È il suo mestiere. Sarebbe ora che lei e i suoi colleghi si assumessero maggiori responsabilità. Per Campanati, Lo Bello, Casarin, Agnolin e Collina era il pane quotidiano. Ci sta invece che la quaterna non abbia visto il pugno di Mexes a Borriello, ci penserà la prova tv a fare giustizia. Con la moviola in campo, il Milan si sarebbe trovato in vantaggio di 2 gol e con un uomo in meno al 2' della ripresa. Invece no. È successo di tutto in campo e negli spogliatoi. Con parole ad alto contenuto calorico fra Galliani e Conte alla presenza di Tagliavento e Nicchi. Alla fine è scaturito un pareggio che fa comodo alla Juventus per due motivi: innanzi tutto perché i bianconeri sono in vantaggio negli scontri diretti, particolare decisivo in caso di ex-aequo con i rossoneri a fine campionato, e poi perché possono sfruttare il recupero di Bologna per ritornare in testa. Ma è stato il Milan a farsi preferire per oltre un'ora nonostante le assenze di Ibrahimovic, Boateng e Aquilani e la pessima prova di Pato, sostituito nell'intervallo da El Shaarawi con la scusa del solito indurimento muscolare. Splendida la prova di Robinho, buonissima quella di Nocerino. La Signora s'è fatta viva nella ripresa quando Conte ha corretto gli iniziali errori di formazione inserendo Vucinic, Pepe e Matri al posto degli impalpabili Quagliarella, Estigarribia e Borriello. L'ex attaccante del Cagliari ha firmato il pareggio dopo aver segnato il gol annullato per errore. Se c'è un attaccante insostituibile è lui. Gli altri fanno da contorno. Sotto la sufficienza Pirlo che, pur toccando oltre cento palloni, non ha fatto la differenza. L'ultimo pensierino riguarda una frase di Buffon sul gol fantasma: «Se anche mi fossi accorto che si trattava di gol, non l'avrei detto all'arbitro». Per il capitano azzurro un'uscita a vuoto. Ma chi si sarebbe comportato in modo diverso? La risposta pesa come un macigno sulla mancanza di cultura e di etica di questo calcio avvelenato.