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Moratti: "Felice che il ct inglese abbia dato la sua disponibilità". Inter va in pressing su Capello, Allegri 'prigioniero' a Cagliari. Con il dispiacere nel cuore, a chi gli domandasse che squadra allena, oggi Massimiliano Allegri risponderebbe: "Sono il tecnico del Cagliari". A tutti gli effetti. E la precisazione è d’obbligo, in quello che si è ormai ingarbugliato in un caso dalla soluzione complicata, frenando (per ora) il passaggio al Milan. L’inizio della fine coincide con l’esonero del 13 aprile. Anzi, prima a dire il vero, come ammette Cellino, in un’intervista alla 'Gazzetta dello Sport' il 18 maggio: "Tre mesi fa a una cena mi disse che Mou andava via e Leo lasciava il Milan. Ho capito che era distratto, aveva già la testa a Milano". È la ragione per la quale lo solleva dall’incarico, ma anche la stessa per cui ce lo rimette appena scade il mandato di Melis (il suo sostituto). Cellino capisce che, dopo due stagioni, è arrivata l’ora di monetizzare una scommessa ampiamente vinta, capisce che Allegri fa gola e accettando il reintegro sulla panchina rossoblù (ha un contratto fino al 2011), non può più liberarsi unilateralmente (il toscano ne avrebbe avuto la facoltà grazie all’articolo 6 dello statuto Aiac in virtù dell’esonero). È un allenatore imprigionato, quindi, e questo è uno stratagemma che permette a Cellino di avere in mano un punto di forza qualora un club venga a bussare. Vuoi il tecnico? Lo devi pagare, in quella che ormai è una moda del calcio. Il presidente non ha poi digerito di aver fallito l’assalto all’Europa, ottenendo solo "una posizione anonima e perdendo 3 milioni dai proventi della Lega". E ora vuole far scontare le pene dell’inferno ad Allegri. Il Milan si è mosso con cautela e correttezza, considerati gli ottimi rapporti fra Galliani e Cellino. Ha chiesto il permesso di parlare con Allegri, ha apparecchiato la tavola con Berlusconi, ma negli ultimi giorni qualcosa si è raffreddato. Galliani spiega da Madrid: "Sapete tutti chi è in pole, aspettiamo che si liberi dalla sua attuale squadra". Traduzione: il Milan non ci sta a farsi prendere per il collo dalle manovre strategiche di Cellino che vuole far cassa con la cessione del portiere Marchetti (Lazzari, in comproprietà con l’Atalanta, è un’altra storia), se la sbrighino Cellino e Allegri. C’è poi in ballo il riscatto di Astori, che Cellino vuole vendere valutando la metà più di 4 milioni. Uno sproposito, il Milan ne offre 2 e non è disposto ad accettare di pagare altri indennizzi. Intanto, Cellino ha già preso il sostituto, Bisoli, promosso col Cesena in A ma che ieri ha tenuto la bocca cucita sul futuro anche con la squadra. Situazione in via di sviluppo, perché c’è un nuovo spettatore alla finestra. Moratti è a caccia del dopo-Mourinho e, oltre a Capello che resta il favorito e che precisa "di chiarire entro due giorni (forse già oggi, ndr) il futuro con la FA. Le indiscrezioni attuali sono solo chiacchiere", starebbe facendo un pensierino ad Allegri. Moratti ha accolto positivamente l’apertura di Capello ("Ci stiamo guardando a 360 gradi, però mi fa piacere che lui si dichiari libero dall’Inghilterra al termine del Mondiale") e tiene vivo Benitez ("Mi piace, ma ha un contratto solido col Liverpool"). Se si complicassero gli affari, occhio alle quotazioni di Allegri, che risulta sia finito nel "giro di conoscenze" effettuate finora. Non ha esperienza in Champions, ma si spiega la frase "magari poi mi viene in mente uno a cui ora non si pensa...". L’identikit porta dritto ad Allegri, con l’ipotesi di Guardiola fra uno o due anni.