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Terza parte dell'intervista a cuore aperto di Goran Pandev, che a Calciomercato.com racconta la propria carriera. Nella prima si è parlato degli inizi e delle difficoltà, nella seconda del calcio giocato e ora del presente al Genoa dopo l'avventura a Napoli.

- Dopo la parentesi interista sei approdato a Napoli dove hai vissuto grandi annate. Parlaci del Napoli, di Napoli e dei napoletani ? Cosa ti è rimasto dentro di quelle stagioni?

Quando è arrivata l’offerta del Napoli, la squadra dove ha giocato il più forte di sempre, Maradona, ho pensato che era il momento di cambiare e ho accettato. Ho parlato con Mazzarri che mi voleva a tutti costi. Sapevo di andare in un grande club. Il giorno che sono arrivato c’era la presentazione della squadra, ho visto una cosa incredibile. Non me lo aspettavo. Quando esci in quello stadio, con quella maglia, pensi che niente possa essere più bello. La gente del San Paolo vive per il calcio, ti da tutto. E se dai tutto anche tu, i tifosi ti portano alle stelle. Il giorno in cui abbiamo vinto la prima Coppa Italia, ci hanno aspettato in stazione. Indescrivibile. C’era un’intera città là fuori, mai visto niente di simile, neppure a Milano dopo il ritorno da Madrid, per la vittoria della Champions. È stata una cosa indimenticabile.

- Mazzarri o Benitez, chi teniamo e perché.

Mazzarri mi ha voluto fortemente, venivo da un infortunio, fisicamente non ero a posto, ma lui conosceva le mie qualità e credeva in me. Lo devo ringraziare. Appena ho cominciato a stare bene, mi ha messo in campo e ho fatto una doppietta bellissima contro la Juve. Da quel momento ero tornato. Ricordo il gol in Supercoppa a Pechino ancora alla Juve, e quella decisione sbagliata dell’arbitro che ha regalato la Coppa a loro. Ne ho tanti di ricordi. Poi è arrivato Benitez, sapevo come lavorava Rafa, però anche quando giocavo bene la volta dopo magari non scendevo in campo e questa cosa non mi andava giù. Così ho parlato con il mister, ho chiesto al presidente e a Bigon di essere ceduto, perché volevo giocare di più. Ero ad un anno dalla scadenza del contratto, mi hanno accontentato.

- Come hai vissuto la tua unica stagione a Istanbul nel Galatasaray?

Si è presentato questa opportunità l’ultimo giorno di mercato. Era una grande squadra, volevo giocare con più costanza. Mi hanno chiamato Sneijder e Muslera, mie ex compagni passati al Galatasaray. Ho detto sì un po' frettolosamente. Non avevo fatto i conti con la norma che prevede l’utilizzo di massimo 5 stranieri in campo. Giocavo in Champions e in Coppa di Turchia, ma poco in campionato. Il Galatasaray è una grandissima piazza, un grande club, giocava la Champions, ma nel mio caso è stato l’errore più grande della carriera. Dovevo rimanere a Napoli, sono stato frettoloso e ho ragionato d’orgoglio. A Istanbul sentivo che mi mancava l’Italia, volevo tornare.

- Nel 2010, nel tuo paese, hai fondato un’accademia calcio che porta il tuo nome e che ha dato molti calciatori alle Nazionali giovanili della Macedonia. La squadra poi ha raggiunto la massima serie e attualmente è seconda in classifica. Si parla di alcuni ragazzi molto bravi. Che cosa rappresenta per te l’accademia Pandev?

Nel 2010 ho aperto l’Accademia perché quell’anno volevo ricordarlo per sempre, volevo realizzare qualcosa per la mia gente. Col mio amico Jugoslav Trenchovski e il mio ex allenatore Mathinicharov, abbiamo fatto una cosa bellissima. A casa nostra il calcio in quel periodo stava vivendo un momento difficile. La nostra squadra, il Belasica, aveva perso i proprietari e non aveva modo di andare avanti. Abbiamo costruito una scuola calcio con tanti bambini. Poi dopo qualche anno, con la prima squadra abbiamo raggiunto la serie A. La scorsa stagione abbiamo vinto la Coppa di Macedonia. In dieci anni l’Accademia ha fatto qualcosa di straordinario e siamo molto felici. Ci sono dei ragazzi molto promettenti, alcuni dei quali militano nelle varie nazionali giovanili. Speriamo che possano contribuire a far crescere il nostro movimento calcistico. Non voglio fare nomi in particolare, non sarebbe bello. Alcuni ragazzi sono passati a squadre estere prestigiose. Molti osservatori seguono la nostra piccola realtà. Questa è una grande soddisfazione, con la speranza che il progetto possa continuare a lungo.

- Cosa puoi dire del calcio macedone? Ci sono tanti talenti emergenti, vedi una crescita nel movimento?

La nostra Nazionale è cresciuta tanto, ci sono tanti giocatori che giocano in grandi campionati come Italia, Spagna, Portogallo, Inghilterra, Belgio, Olanda. Questo ha contribuito a renderli più forti e consapevoli. Sono i ragazzi che 4 anni fa stavano all’Europeo under 21, adesso sono cresciuti e in nazionale A, insieme a noi più esperti, insieme a Ristovski, Dimitrievski, Nestorovski, Trajkovski e altri si è creata una squadra molto molto importante, la migliore di sempre. E speriamo che questa Nazionale possa far sognare la nostra gente come fa sognare noi qualificandoci per l’Europeo: mancano due partite. Ci sono giocatori forti, speriamo di realizzare questo sogno. Nel calcio macedone ci sono tante cose da migliorare. Sicuramente le strutture se vogliamo che la lega diventi più forte e che i ragazzi possano crescere. E poi serve gente competente mossa dalla passione, che cerchi di lavorare per accrescere il movimento, non per denaro o interesse, ma per amore del calcio macedone.

- Veniamo al Genoa. I tifosi sembrano amarti. Hai disputato stagioni molto belle, quest’anno in particolare sembri tornato un ragazzino. Quale il segreto della tua longevità?
Il presidente mi ha cercato quando venivo da un momento difficile. In Turchia, come ho detto, avevo avuto le mie difficoltà, e poi come extracomunitario in quel momento non era facile rientrare. Preziosi ha creduto in me, mi ha riportato in Italia. Sapevo di venire in un club prestigioso, ma qui ho trovato una famiglia. Sono al Genoa da 5 anni. All’inizio non è stato facile, sono arrivato con dei problemi fisici e poche partite nelle gambe, ma ho sempre creduto nelle mie qualità. E appena mi sono messo a posto fisicamente, ho iniziato a giocare come meglio mi riesce. La gente mi vuole molto bene, sono felice. Questo mi dà la carica per dare tutto, giorno dopo giorno. Marassi è una grande piazza, la mia famiglia si trova benissimo a Genova, spero di finire la carriera qui e di restare nel cuore dei tifosi.

- Cosa ti rende un giocatore speciale? Quali doti maggiormente deve coltivare un giovane per arrivare al tuo livello?

Mi è sempre piaciuto dare una mano alla squadra, fare ciò che mi chiede l’allenatore, mettendomi al servizio. A volte riesce di più, a volte meno. Sono felice di ciò che ho fatto, ho giocato in più posizioni nella carriera, da trequartista o seconda punta, a volte come prima, ho fatto anche l’esterno. Quando sto bene fisicamente sento di poter fare tutto. Per un giovane è importante lavorare tanto, aver fiducia nelle proprie qualità e non mollare mai. Con il lavoro e con le giuste conoscenze puoi ottenere grandi risultati.

- Tra Goran e il Genoa c’è un’alchimia, cosa significa per te? Cosa ti piace di Genova?

Il Genoa è il club più antico d’Italia. Ha una storia importante. Concludere la mia carriera con la gente che ti vuole bene, in una squadra con questa storia, è il massimo. Di Genova mi piace tutto, posso guardare il mare ogni mattina. Ho molti amici, la gente è gentile con noi. Sono felice qui.

- La domanda che molti tifosi si fanno, pensi che giocherai ancora un anno?

Vediamo. Volevo conquistare la salvezza col Genoa, volevo raggiungere l’Europeo con la Nazionale, ma ora ha perso senso davanti a quello che è successo. Adesso spero solo che questo incubo passi più velocemente possibile. È questa la sola priorità. Poi tornerà la vita normale e al calcio si penserà più avanti.

- Tornando al presente, ti stai allenando in casa? Pensi che il campionato riprenderà?

Sì, mi sto allenando in casa con i miei bambini. E’ l’allenamento più difficile da fare. Battute a parte, ci hanno dato un programma da svolgere per conto nostro. Spero di ritornare in campo, di rivedere i miei compagni, il mister, i preparatori... Mi mancano e spero che passi prima possibile questo momento per riabbracciare tutti. Sono parte della mia famiglia. Se il campionato riparte oppure no non è una decisione che compete a me. Posso solo dire che la sicurezza sanitaria di tutti è la priorità assoluta, e poi spero che la nostra vita normale riprenda ma con altri pensieri, perché dobbiamo tutti quanti cambiare, essere meno egoisti e più solidali. Utilizziamo questo tempo per riflettere sul tipo di comunità che vogliamo. Uniti si vince.

- Un'ultima domanda: hai vissuto 20 anni in Italia, noi di Calciomercato.com stiamo facendo un sondaggio su chi è stato il giocatore più forte del millennio. Te che li hai incontrati tutti su chi punti?

Si l’ho visto sul sito; dunque, il mio idolo era Baggio, ci giocai contro in un Brescia-Ancona, lui stava per smettere, io ero al primo anno. Ci fece una doppietta con un pallonetto fantastico. Tra quelli in gara dico Pirlo, senza alcun dubbio: è stato il più forte.

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