Quasi tutti i giornalisti sportivi pensano di essere allenatori. Molti anche di calcio femminile. Uno solo, però, ha allenato davvero Patrizia Panico: io. Era la stagione 2005-2006, la mia prima da allenatore al Torino. Patrizia era arrivata l’anno precedente e aveva chiuso da capocannoniere alla pari con Valentina Boni, una formidabile giovane calciatrice (è ancora in attività) del Bardolino Verona.
Avevamo grandi aspettative perché, insieme a Patrizia, giocava Tatiana Zorri e, proprio nell’estate che precedette il campionato, erano arrivate anche Ilaria Pasqui, esterno d’attacco di grandissimo dinamismo, e Raffaella Manieri, allora giovanissima e promettente, che era mia intenzione schierare centrale difensiva. Mi sbagliavo. Era meglio come esterno basso e alto, ma lo scoprii a metà del giorne d’andata.
Purtroppo partimmo male, causa la mia inesperienza, e finimmo peggio: nel momento in cui avremmo dovuto affrontare lo sprint finale per il campionato e la Coppa Italia, Patrizia si infortunò gravemente (rottura del legamento crociato ad un ginocchio) e rinunciammo a lei fino alla fine della stagione. Con Panico in campo avremmo sicuramente vinto la Coppa Italia (perdemmo in semifinale dal Bardolino dopo essere stati due volte in vantaggio), ma, in tutta sincerità, non ce l’avremmo fatta a conquistare comunque lo scudetto, nonostante avessimo in casa lo scontro diretto con il Fiammamonza, poi vincitore del titolo. Finimmo terzi e, nonostante l’infortunio, Patrizia vinse il titolo di capocannoniere con 24 reti, due in più della Boni, dieci in più della compagna di squadra Ilaria Pasqui.   

La Panico è insieme a Carolina Morace un’icona del calcio femminile italiano e mondiale. In Nazionale ha collezionato 204 presenze e segnato 110 reti, record assoluto in azzurro. Ha vinto dieci scudetti (Modena, Lazio, Torres, Bardolino Verona), cinque Coppe Italia (Lazio, Bardolino, Torres), otto Supercoppe (Modena, Bardolino, Torres). Di Carolina è stata prima compagna nel Modena, poi giocatrice in Nazionale (la Morace era il c.t.), ora, al pari suo, allenatrice. Come lei, curiosamente, anche Panico ha cominciato dagli uomini. Se Morace è stata la prima donna di una squadra maschile professionistica (la Viterbese di Gaucci), Panico è la prima a cui la Federazione ha affidato una selezione giovanile di ragazzi: l’Under 15 azzurra di cui è responsabile unico da qualche mese.

Nonostante il curriculum da giocatrice deponesse a suo favore, Patrizia si è conquistata la promozione sul campo. Ha iniziato infatti come assistente allenatore nell’Under 16 maschile di Zoratto, che era anche responsabile dell’Under 19. 
Coach Panico ha fatto il suo esordio da sola in panchina quando Zoratto, impegnato con l’Under 19, si era dovuto assentare per la contemporaneità dei due impegni. Ma non si è trattato di un episodio. Nei sei mesi successivi, infatti, il tecnico titolare si è rotto il tendine d’Achille e Patrizia lo ha sostituito in tutti gli impegni ufficiali. In sei mesi, quella nazionale guidata da una donna, non ha subito nemmeno una sconfitta.
Fatti e risultati dimostrano che Patrizia sta bene in Federazione. Tuttavia proprio nel momento in cui il calcio femminile sta tentando un salto di qualità sia nella qualità del gioco, sia nell’impegno delle squadre maschili professionistiche, troverei del tutto adeguato che una delle grandi squadre del campionato rivolgesse a lei le sue attenzioni. E’ vero che le panchine più importanti della serie A femminile sono tutte occupate da allenatori di prim’ordine (Rita Guarino alla Juve, Antonio Cincotta alla Fiorentina, Carolina Morace al Milan, Betty Bavagnoli alla Roma) ma è pur vero che la prossima stagione offrirà nuove opportunità. O in base ai risultati di questa o in base a nuove big in massima serie. L’Inter, per esempio, che sta dominando il campionato di serie B, salirà certamente. Possibile che un nome come quello di Panico possa lasciare indifferente il mondo nel quale è stata protagonista per quasi trent’anni? Lo ripeto: Panico non cerca il calcio femminile perchè un posto, tra i maschi, ce l’ha e pure di prestigio. Piuttosto dovrebbe essere il calcio femminile a non lasciarsela scappare. Tanto più che l’allenatore ha dimostrato di saperlo fare in ambito dove maggiore potevano essere diffidenza e scetticismo. 

Tra l’altro, oltre che abilitata UEFA A, Patrizia sta seguendo il corso master UEFA PRO, per conseguire il massimo dei titoli accademici. A quel punto potrà allenare anche nella serie A maschile. Non so se sia un sogno. Certo, nel calcio che cambia ed evolve, è una possibilità per chi è bravo. E Patrizia lo è di certo.