Come una preveggenza. Lunedì sera mi sono seduto sul divano. Di Lucas Paquetá avevo letto un interessamento del Milan, ma mi sembrava una notizia come tante in vista del prossimo mercato di gennaio. Ho deciso di guardare una partita intera del talento brasiliano, per evitare di farmi fuorviare sulla posizione in campo, sulle sue caratteristiche tecniche e tattiche, sulle sue qualità. Avevo letto di tutto. Si parlava di un centrocampista centrale davanti alla difesa, di un esterno sinistro, di un trequartista. Ho scaricato la partita, giocata due giorni prima a San Paolo,  tra il Corinthians e il Flamengo, vinta dai rossoneri di Rio de Janeiro, con un netto 3-0 ,doppietta proprio del numero 11. Sì, Paquetà gioca nel Flamengo con il numero 11. Mi sono seduto sul divano  e ho ammirato un giocatore ben differente dalla foca brasiliana che compare nelle immagini di Youtube.

Nessun tunnel, nessuna veronica, nessun sombrero, ma concretezza nell’azione , velocità di  esecuzione, rapidità di movimenti. Insomma un giocatore moderno, un giocatore europeo. Per queste ragioni, un osservatore attento, profondo conoscitore del calcio italiano  e carioca  come Leonardo  ha scelto Paquetá. Ricordo che per “carioca” si intende il campionato di Rio De Janeiro. I due gol realizzati non hanno portato nulla di più alla sua prestazione, perché segnati entrambi a seguito di un corner. Il primo con un preciso colpo di testa, in torsione scopadea. Il secondo grazie a una forte girata, dopo la respinta corta della difesa avversaria. Mi ha impressionato piuttosto la sua progressione in occasione della terza rete rossonera di Renè. Una velocità di base impressionante, da centometrista, al minuto 92 della partita. 
Mi sono portato avanti, decidendo di soprannominarlo “Suà Maestà Paquetá”. Per carisma, classe e talento non è un azzardo.  Veniamo infine al ruolo. Nel match contro i paulisti, il Flamengo è stato schierato con un 4-2-3-1. Paquetá è stato utilizzato come centrale nei tre dietro la punta Uribe, ma libero di svariare su tutto il fronte offensivo, con una certa preferenza per la fascia sinistra, dove può esaltare il suo sinistro magico. E’ infatti un mancino purissimo. L’ho paragonato a Kaká, come lui non legato a una posizione definita in campo, come lui giocatore moderno e, ripeto, europeo. 

Nel Milan di Rino Gattuso, può giocare terzo a sinistra nel tridente con Suso e Higuain. In caso di cambio di modulo, in un 4-3-1-2, dietro l’Atlante e Cutrone. Se invece Gattuso volesse imitare lo schema tattico del Flamengo, cioè il 4-2-3-1, il Milan si presenterebbe con Biglia, che ha le stesse  caratteristiche di Gustavo Cuellar, volante dei rossoneri di Rio, e Kessiè. Davanti a loro, Suso, Paquetá e Calhanoglu o Bonaventura, con unica punta Higuain. Alternative Cutrone o Ibrahimovic . Sì, Ibra Supremacy .Perché non sognare il suo ritorno? L’illusione è dolce per sua natura!