Commenta per primo
Il giorno dopo, di solito, lo si riserva alle celebrazioni. O, al massimo, alle tirate d'orecchie per le cose fatte male. Non è il suo caso, assolutamente, Gabriel Paletta va solo ringraziato, ma non dal Parma, che lo conosceva già. Nella bolgia del Vicente Calderon, non si è fatto trovare impreparato, anzi, ha eretto il solito muro in uno stadio che deve essere demolito e che si ricorderà dell'italo-argentino, protagonista di una gara memorabile e di un debutto storico.

Nessuna breccia, nemmeno una briciola a Diego Costa, l'ultimo arrivato ma solo in ordine di tempo, non certo uno facile da marcare. Da mercoledì si è messo a far parte di un gruppo, quello della Spagna, che ha giustamente meritato l'etichetta dei più forti, ma il suo debutto con la maglia delle Furie rosse non se lo sarebbe mai imaginato così. Paletta lo ha messo all'angolo, con il suo fisico e il suo fare da bravo ragazzo, con la sua proverbiale calma e la sua irruenza elegantissima, efficace di uno che l'amichevole non sa nemmeno cos'è.
Lo ha annichilito e bloccato ogni volta che l'attaccante ha provato a fare un minimo movimento. L'Italia di Prandelli ha scoperto un tipo tosto, affidabile, che di certo serve e che si è fatto apprezzare per la sua prepotenza pulita, tipica di chi non sbaglia un intervento e di chi sa fare il suo dovere anche se deve improvvisare. Perché con Barzagli e Buffon lui non ci ha mai giocato, eppure quando lo vedi palla al piede oppure ripiegare e fare sempre il movimento giusto, rimani stupito e dici: "E questo perché non lo abbiamo chiamato prima?". Prima, quando non si è mai arreso, quando era si in odore di Nazionale, ma la chiamata non arrivava, e tutti si chiedevano il perché.

All'età di 28 anni, e nella sfida più difficile, Gabriel l'argentino, è diventato italiano a tutti gli effetti, e lui, assieme a Prandelli, ringrazia a fine partita i nonni di Catanzaro che gli hanno dato l'opportunità di vestirsi d'azzurro e di coronare il suo sogno. E' lui l'eroe del giorno dopo, Parma lo riabbraccia e lo custodisce geloso, ma a fine stagione il rischio di perderlo è concreto.