Commenta per primo

E finalmente eccoli questi tre punti, sembrava non dovessero arrivare più. Dopo quattro partite, due gol fatti e sei subiti, dopo incomprensioni, polemiche e sofferenze, il Parma di Donadoni sembra si sia incanalato su binari giusti, dritti, finalmente. Non avrà domato in toto un avversario modesto, come l'Atalanta, brutta e senza nessuna equilibratura, lontana da quella squadra vista e apprezzata tempo fa, ma solo per via dell'espulsione sciocca e dannosa di Amauri, non un ragazzino. I nervi tesi dell'attaccante sono forse la stonatura che più salta all'occhio del quadretto familiare che contro i nerazzurri Cassano e compagni sono riusciti a dipingere.

La rotta è stata cambiata, bene così, adesso il difficile è mantenere questa traiettoria in mare aperto, dove il vento non può essere sempre in poppa, lo stesso vento che qualche volta ti gioca brutti scherzi e su cui devi lavorare per avere la meglio. Anche contro l'Atalanta il Parma era riuscito nell'impresa di farsi riacchiappare dopo essere scappata lontano. Eppure, con tutto quel vantaggio e con una fuga che aveva portato al sicuro la squadra, come in un triller, l'avversario faceva sentire il fiato sul collo a un gruppo che ha giocato per un tempo in dieci. D'accordo, in parità numerica nessun confronto. La sbavatura in difesa di Benalouane, affiancato a Pedro Mendes per la prima volta, aveva fatto riaffacciare vecchi fantasmi, scacciati da Parolo, che ha imparato a segnare, e da un Rosi caparbio come raramente si era visto, il tutto condotto dalla sapiente mano, anzi, il piede, destro, di Antonio Cassano, in grado di scrollarsi di dosso la brutta prestazione di Catania e caricarsi una squadra fragile e piena di incertezze sulle spalle da veterano.

Tutto quello che non è riuscito ad Amauri, l'altra faccia della medaglia. La sua partita è tutta nelle sportellate che da ora a Yepes, ora a Canini. E proprio per colpa di una spallata, e di una sparlata, che perde il campo e lascia i suoi in dieci sul più bello. Il rimprovero della società c'è già stato, e si è fatto sentire, certe cose non si fanno. Non si fanno nemmeno quei balletti visti in difesa, reparto orfano di un leader significativo, e che per poco facevano sfumare i tre punti.