Gerson, giovanissimo talento acquistato dalla Roma, è stato criticato, via social, da molti tifosi romanisti per un presunto peccato di lesa maestà: una innocente fotografia con la maglia giallorossa, il suo nome e , apriti cielo!, il numero 10. In verità, quella maglietta era un regalo di Sabatini, ma poco importa. Vietato toccare il dieci del capitano Francesco Totti. Ora tutti noi amanti del football siamo grati al fuoriclasse capitolino per la sua classe, i suoi successi, per essere uno dei campioni del mondo, per rappresentare ancora, in un football che ha smarrito, se non addirittura cancellato, la vena romantica, un giocatore simbolo. Ho avuto modo di conoscerlo nelle mie stagioni televisive romane, e ho apprezzato anche le sue straordinarie doti umane, la sua ironia. Ma il giovin Gerson Santos Silva, reduce da imprese favolose a Rio, sponda Fluminense, corteggiato da Juventus e Barcellona, non voleva assolutamente mancare di rispetto al Pupone. E lo stesso Francesco, con simpatia, ha detto: "Nessun sogno deve essere vietato". Il fatto è semplice: l'apprendista campione brasiliano si sente, come tanti suoi connazionali, un 10. Perché quel numero raccoglie tutte le meraviglie del possibile e dell'impossibile. E chissà: potrebbe proprio essere questo giocatore più che promettente, un giorno, il predestinato, il nuovo Totti. L'erede.

D'altra parte, anche un altro Gerson, Gerson de Oliveira Nunes, non indossò la dieci che portava nel San Paolo al mundial messicano del 1970. Il motivo fu semplice: quel numero apparteneva solo ed esclusivamente ad un certo Pelé! In quella Seleção, che in finale a Città del Messico superò l'Italia di Valcareggi, Rivera e Riva 4-1, con una rete impeccabile proprio di Gerson, vantava altri 10 in formazione: Tostão e Rivellino. Ma nessuno poteva o doveva mettere in discussione l'abbagliante carisma della Perla Nera. 

Non è facile, dunque, essere Gerson quando hai davanti Totti e Pelé! Tranquilli, comunque: il neo acquisto della Roma possiede talento, classe e fantasia, rappresenta un ottimo investimento sul futuro. Diciamo: è un Totti in miniatura. Si può dire?
Un altro Gerson giocò in Italia, dal 1989 al 1991, nel Bari, proveniente da Palmeiras. Gerson Caçapa, soprannominato dai tifosi baresi "Gegè". Un centrocampista di contenimento, non propriamente un 10. Quello lo portava con funambolismi assortiti un certo Maiellaro. Un altro estroso asso mai giustamente celebrato.

Darwin Pastorin