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Ci sono delle cose che accadono nel calcio, sulle quali interrogarsi è inutile. A volte, semplicemente, è inutile cercare le ragioni di ciò che è successo, perché tra le mille cose belle del pallone c'è anche – vivaddio – ciò che risulta assolutamente inspiegabile. Come nel caso di Ajax-Roma, una inestricabile matassa di errori, orrori, miracoli e tante di quelle cose finite in contromano che uscire dall'ingorgo è impossibile. E allora, sì, godiamoci questa Roma che vince ad Amsterdam risbucando fuori dal baratro non si sa come, se non grazie a un portiere bislacco quanto volete, ma meravigliosamente decisivo nel rispedire al mittente il placido rigore di Tadic, e a un altro portiere, Scherpen, forse meno bislacco del nostro, ma assolutamente più miracoloso. Certo, se il miracolo se lo guardi in controluce giallorossa naturalmente. Scherpen uno di noi! Avrà gridato davanti alla tv più di un tifoso, allorquando il gigantone olandese ha trasformato il coniglio bagnato di Pellegrini – ma perché le tira lui le punizioni??? - in una tigre da mettere nel motore romanista, giusto per richiamare ad una pubblicità della benzina degli anni 60.

Da lì, siamo saltati da una giostra all'altra. Con quella tigre, cavalcata da Ibanez quando l'1 a 1 già s'era mostrato come un risultato miracoloso, la Roma è ripartita e ha cambiato se stessa e la partita, pur in mezzo a tanti di quei pasticci che una comica di Stanlio e Ollio può sembrare un film neorealista. Già Ibanez, un ragazzo talmente pieno di talento da non riuscire a tenerlo a bada, tra giocate dirompenti e sfaceli imprevedibili, come quel rigore regalato che neanche alla scuola calcio. Però, per una volta, proprio perché non è spiegabile quel che è accaduto, godiamoci questa Roma che accarezza l'impresa, dovendosela però giocare all'Olimpico contro questi olandesi che non sono sembrati tutto 'sto Godzilla e proprio per questo ancora temibilissimi. E poi arriva Fonseca. Cosa dire di lui? Io – e siamo in tanti, più di quel che avrei immaginato – continuo ad avere l'impressione che i giocatori non siano a proprio agio con quel sistema di gioco, che facciano le cose perché le devono fare e non perché ci credono realmente. Il che non significa giocare 'contro', ma semplicemente pensare che in un altro modo sarebbe meglio, magari. E' successo mille e mille volte nel calcio e non ci sarebbe niente di male, se nello sport non contassero i risultati. Diciamo che stavolta Fonseca non si può lamentare per come è andata ad Amsterdam, dove un quasi crollo verticale s'è trasformato in trionfo. Un aspetto da tenere bene in mente in vista del match di ritorno.
Paolo Franci