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L'ex allenatore della Fiorentina ed ex-centrocampista di Juventus e Inter, Paulo Sousa, ha concesso un'intervista alla Gazzetta dello Sport per parlare del derby d'Italia di domani sera ribadendo la volontà di tornare ad allenare in Italia.

JUVE-INTER - "Juve-Inter tornata ad altissimi livelli? In un certo senso, ma i ruoli si sono ribaltati: quando arrivai alla Juve non vinceva da nove anni, l’Inter non vince da otto. Mi pare di vedere che il calcio italiano si stia sforzando di migliorare, di proporre un gioco più offensivo, e questa partita può essere un segnale del cambiamento di approccio. Non cambierà la Juve, può cambiare l'Inter. Può convincerla di poter tenere, in 90’ e poi in tempi relativamente brevi, il passo della Juve. La rosa che sta costruendo è per camminare un po’ alla volta in questa direzione". 

L'ANTI-JUVE - "Non una sola. Il Napoli, la Roma, anche il Milan e sicuramente l’Inter: ha un leader esigente come Spalletti e la Champions le ha permesso investimenti per far crescere la rosa dal punto di vista fisico, tecnico, di esperienza e mentalità vincente. Vincerà la Juve? Probabilmente sì. Credo che la Juve non abbia mai avuto una rosa così forte per numero, qualità e diversità dei giocatori: può cambiare sistema di gioco come e quando vuole". 

PERISIC E CHIESA - "Cosa manca all'Inter? Un esterno forte, un cambia-partita. Perisic? Affidabile nelle due fasi: potenza, verticalità, calcio con i due piedi, può diventare anche una seconda punta. Ma l’esterno che dico io è più “puro”. Chiesa? Federico ha grande capacità esplosiva e l’uomo lo punta, sempre. La Juve ha già due giocatori per ruolo di grandissima qualità: non posso sapere quanto lo farebbe giocare Spalletti, ma credo che nell’Inter potrebbe diventare più importate".

ICARDI-RONALDO - "Icardi mi piace molto, soprattutto vedere come interagisce con i compagni e gli avversari: per come sa capire i tempi di gioco e costruirsi quasi da solo le sue palle-gol, gli spazi per finalizzare, è uno dei migliori centravanti del mondo. Ronaldo per me è il migliore del mondo: soprattutto per come è riuscito a mantenere sempre la stessa continuità nel fare quello che gli era e gli è necessario fare per vincere. Un po’ come la Juve, insomma".

TORNARE IN ITALIA - "Se tornerei ad allenare in Italia? Certo che sì: è un calcio che ti fa crescere come allenatore, perché devi studiare ogni volta una partita diversa, e mi piace come viene vissuto, ogni giorno, da tutti. La Roma? Non vado allo stadio per imporre la mia presenza, ma per vedere partite che possono servirmi per il mio lavoro. Mi chiesero “Le piacerebbe allenare la Roma?” e io ho solo risposto. La mia ambizione è allenare una squadra che possa vincere lo scudetto e provare a vincere altro, e la Roma lo è: tutto qui".