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Mi sono preso qualche ora in più per riflettere sulla partita di Milano. Anche perchè ci voleva del tempo per assorbire gli orrori dell'incomprensibile arbitraggio di Giacomelli che hanno rischiato di rovinare la partita. E, ahinoi, in parte l'hanno rovinata. Sarebbe facile fare l'equazione elementare: hai giocato con la prima in classifica, l'hai fermata in casa, quindi...
Ovviamente non è così. Anche perchè a mio parere non è il Milan la squadra più forte del campionato. Chiaro, poi se hai quel Diavolo là davanti che gioca a questi livelli, Ibra, tutto può accadere. Però la Roma ha giocato una buonissima gara, evidenziando un livello tecnico riconoscibile e certamente all'altezza dell'attico del campionato. Ok, là dietro ne sono successe di poco confortanti, ma secondo me non per chissà quale limite dei singoli giocatori ma, essenzialmente, per due ragioni.
I tre ragazzi, Mancini, Kumbulla e Ibanez non sono ancora un reparto e non possono esserlo. Mi riferisco evidentemente all'affiatamento, ma anche alla definizione delle posizioni. La seconda ragione: senza un leader che comandi la difesa, nella fattispecie Smalling, viene a mancare un riferimento sia nella fase difensiva che in costruzione dal basso. Una delle cose, quest'ultima, che a Milano non ha funzionato bene. Però poi, la capacità di palleggio, le giocate, la sicurezza nei propri mezzi, anche, fanno ben sperare per il futuro. Detto che di Dzeko non si può assolutamente fare a meno – a occhio e croce sarà la duecentesima volta che lo sottolineo – viene fuori un Pedro che non ti aspetti. E cioè un regista a tutto campo capace di puntare la porta come una punta vera e propria ma anche di abbassarsi fino alla linea difensiva per far partire l'azione. Per non parlare del lavoro di regia a centrocampo nel gioco dei triangoli per aprire la via all'esterno, nella fattispecie soprattutto Spinazzola. E qui, vogliamo farli i complimenti a Fonseca o no? Pedro è giocatore di un altro mondo. Un mondo in cui si è vinto tanto dominando la scena. Un aspetto, quest'ultimo che servirà nella ricerca della giusta mentalità e personalità. Elementi imprescindibili per centrare gli obiettivi, assieme a una società finalmente coerente e concentrata sulle prospettive del club. Mi pare che i Friedkin siano partiti con il piede – anzi con tutti e due – giusto e nelle sfumature si colgono differenze abissali rispetto alla precedente gestione. Speriamo bene.