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E' arrivato in silenzio nonostante intorno a sé ci fosse il caos. Non per lui eh, anzi, ma per il club, per la Roma, per la cessione societaria, per lo stadio, per il rientro o meno di Totti, per il bilancio, le plusvalenze, la panchina di Fonseca, Dzeko, Milik... insomma, per tutto. Tranne che per lui. Ma questo 'Pedro lo sa e gioca lo stesso'. Ed è così che Pedrito si è già preso la Roma. 

CHE NUMERI - 
2 gol in 4 partite per chi è abituato a muoversi nell'ombra: nel Barcellona di Messi e Guardiola, per intenderci, c'è il suo zampino in tutte le finali vinte. Decisivo e vincente, ha portato la sua esperienza a servizio del club capitolino: una sola big chance fallita (dati kickest.it), che lo erge tra i migliori attaccanti della Serie A davanti alla porta, secondo miglior marcatore giallorosso alle spalle di Veretout,  e talismano, visto che quando segna, la Roma vince. Destro e sinistro, indifferente: prima la palla intercettata e trasformata in gol con un bacio al palo contro l'Udinese, poi il mancino velenoso in area sull'appoggio di Pellegrini contro il Benevento. E via di esultanza, con le braccia larghe, per prendere il volo. 
REGOLA IBRA - In principio fu Ribery, poi Ibrahimovic: l'esperienza abbinata alla qualità, e al netto degli infortuni, fa la differenza in Serie A come da nessuna parte. Ribery ha fatto inchinare San Siro ai suoi piedi contro il Milan, Ibra ha riconquistato lo stesso San Siro, pieno o vuoto che sia il Re... eh, il dio, col Milan, è sempre lui. E Pedro segue la scia: arrivato a parametro zero dopo l'esperienza in Inghilterra, dove ha vinto, ancora, da protagonista, ha trovato nella Roma e nell'Italia la squadra e il paese dove esprimersi ancora al meglio. Silenziosamente ha già conquistato tifosi e tecnico, così come Roma ha conquistato il 33enne spagnolo: "Sono qui da poco ma mi trovo già molto bene". E allora via, a correre, segnare e vincere, con le braccia larghe. In silenzio. Con una qualità vintage, che non passerà mai di moda.