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Finalmente è successo, almeno così se ne parlerà davvero. Di certo, se l’Argentina fosse tornata a casa sarebbe stata una bomba mediatica. Ma la domanda resta, il caso è aperto: chi e perché ha deciso che i minuti di recupero dovessero essere 10 e non 9? Forse un arbitro che più modesto non poteva essere? Uno, lo spagnolo Lahoz, non capace di gestire una partita importante e nervosa, difficile per tutti, figuriamoci per lui? Eppure, è andata così. Dieci minuti stabiliti a sensazione, che poi sono diventati 11 perché c’era da battere la unizione che ha fruttato il pareggio dell’Olanda. Messi furibondo, Scaloni di più, ché a quel punto sul conto c’erano tutti i suoi errori, con i cambi a perdere e il calo di tensione della squadra che non era riuscito a evitare.

Buon per l’arbitro e per Collina, che ha dato questa folle indicazione agli arbitri in apertura di Mondiale, che alla fine sia ugualmente passata l’Argentina. Ma cosa succederà la prossima volta? A chi toccherà? E se stasera danno solo 6 minuti di recupero? Sicuri che nessuno potrebbe lamentarsi?  Così si rovina il calcio, altro che migliorarlo e renderlo più equo. E dire che non sembra difficile da capire.
Il tempo di recupero non può compensare il tempo non giocato, è un’altra cosa. Se il pallone va fuori, è ugualmente partita. E così se c’è un fallo e qualcuno resta a terra. Altra cosa è il tempo effettivo, che oggi è di altri sport e non del calcio, ma lì almeno sai in ogni momento quanto ti resta da giocare. Così no, così è ingiusto e pericoloso, soggetto a interpretazioni e speculazioni. Che si torni indietro il più rapidamente possibile oppure si abbia il coraggio di andare avanti e cambiare per davvero.
@GianniVisnadi