Ed ecco che Christian Riganò, protagonista di una favola calcistica italiana che da muratore liparota lo vide dardeggiare quale decisiva saetta delle doppia promozione viola, quella della C2 e quella della B, non potrà avere, o comunque non in tempi congrui, la chance di guidare un gruppo di ragazzotti in calzettoni ai quali il nostro potrebbe insegnar molto su temi come l’impegno, la vita, la serietà e i valori reali del mondo. Si badi bene, non la chance di allenare una squadra, poiché quella – nel libero mercato – può dargliela solo un presidente che sceglie di credere in lui, ma la chance di fare un corso per diventare allenatore. La chance di andare alla scuola degli allenatori. La chance di apprendere. Il diritto di imparare per poi misurarsi col mondo e col mercato.

Nel paese d’Italia, nella sua federazione calcistica, pare non sia data ad un uomo come Christian Riganò (foto archiv.fiorentina.cz), la possibilità di misurarsi in un’altra grande sfida sportiva e professionale, si legge su Squer.itNon è data a colui che ha vinto la grande sfida sportiva e professionale di riportare una gloriosa squadra come la Fiorentina dagli ingiusti oblii della C2 alla serie A. Nel paese della federazione che una decina d’anni fa concesse al delfino di qualche potente d’allora – un Roberto Mancini che, va detto, ha poi ampiamente ripagato la fiducia – di allenare con deroga e senza patentino una Fiorentina maledetta. Nel paese della federazione al cui corso di allenatori due mesi fa è stato clamorosamente bocciato Andrea Stramaccioni che pure ha già allenato in serie A solo perchè un ricco e potente presidente voleva togliersi lo sfizio di affidargli la panchina dell’Inter.

Nella federazione di questo paese Christian Riganò non può, per ora, accedere alle lezioni del corso di Coverciano. Perché non risponde pienamente ai parametri.

Parametri che di una persona ignorano i meriti. Il cervello. Il cuore. E le palle.