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Qui non si parla di politica. Zlatan Ibrahimovic ha un ego debordante e categoriche convinzioni. È anche grazie a questa tempra individuale che è diventato uno dei più grandi calciatori dell'ultimo quindicennio. Ma a volte le virtù si convertono in difetti se non governate. E nel caso delle critiche rivolte dall'attaccante svedese a LeBron James, fuoriclasse NBA che milita nei Los Angeles Lakers, il difetto da virtù mal usata si è manifestato. Innescando una polemica a distanza fra i due personaggi globali dello sport che per il milanista potrebbe trasformarsi in un cattivo affare.

La vicenda è nota poiché nelle ultime ore viene rilanciata e commentata dai media e via social network. Nel corso di un'intervista rilasciata a Discovery+ Svezia l'attaccante rossonero si è espresso a proposito dell'impegno politico di LeBron James, da subito in prima linea nel movimento Black Lives Matter. Secondo il giudizio dell'attaccante svedese, LeBron sbaglia a occuparsi di politica perché non è un politico.ù

brahimovic ha aggiunto che occupandosi di politica il fuoriclasse NBA avrebbe abusato del suo status da personaggio pubblico. E ha concluso affermando: “Per me meglio tenersi lontano da questi argomenti, e fare quello in cui si è bravi, altrimenti rischi di non farci una bella figura”. Dall'altra parte dell'oceano la risposta di LeBron James è giunta immediata. Mostrando un'ottima capacità di documentazione la star NBA ha ripescato un'intervista rilasciata da Ibrahimovic a Canal+ nel 2018, quando era in forza al Manchester United.

In quella circostanza l'attaccante rossonero si lamentò dell'atteggiamento carico di pregiudizio, proprio ai limiti del razzismo, che a suo giudizio gli veniva riservato dalla stampa svedese. Secondo lui tale atteggiamento era causato dalle sue origini bosniache, rese evidenti dal cognome. “Se mi fossi chiamato Andersson o Svensson, mi avrebbero difeso anche se avessi rapinato una banca” disse in quell'occasione. Ciò che ha messo LeBron nelle condizioni di rinfacciargli un'incoerenza di comportamenti.

Non sappiamo se la polemica si chiuda qui o se nelle prossime ore dovremo aspettarci nuovi passaggi. Ma per il momento pare proprio che, quanto a doversi tenere lontani da certi argomenti per evitare il rischio di collezionare cattive figure, la bilancia penda nettamente dalla parte di Ibrahimovic. Almeno per tre motivi.
Il primo si rifà proprio all'intervista del 2018
rilasciata dallo svedese e richiamata da LeBron. In quella circostanza Ibrahimovic denunciava l'esistenza di un atteggiamento razzista nel suo paese allo stesso modo in cui lo ha fatto la star NBA negli ultimi mesi. Con la differenza che LeBron si mobilita a difesa dei suoi connazionali dalla pelle nera meno fortunati di lui, dunque agisce con motivazioni prevalentemente altruistiche. Il contrario di Ibrahimovic, che ha lamentato un razzismo (peraltro tutto da dimostrare) subIto in prima persona e dunque ha agito dietro la spinta di motivazioni personali.

Il secondo motivo riguarda la strana idea di politica che traspare dalle parole del rossonero. Secondo lui dovrebbero parlarne o farla soltanto “i politici”. Ma cosa vuol dire? Fare politica non è soltanto esercitare una carica pubblica elettiva. È anche un impegno quotidiano, una sensibilità, una mobilitazione su singoli temi. Chiunque può farla e sentire la responsabilità di farla. Che piaccia o no a Ibrahimovic, anche dire “non faccio politica, l'avrei fatta se fossi stato un politico” è un modo di fare politica. E certamente non il miglior modo.

Infine, c'è la questione del “fare quello in cui si è bravi”. Dunque limitarsi a fare il proprio mestiere senza sconfinare. Queste parole di Zlatan Ibrahimovic circolano nelle stesse ore in cui egli s'appresta a fare l'ospite fisso al Festival di Sanremo. Sfortunata coincidenza.

@pippoevai