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All'inizio era solo il belga dell'Anderlecht dal cognome impronunciabile, destinato a essere solo di passaggio, otto mesi dopo è diventato una risorsa per Pioli, apprezzato da tifosi e compagni di squadra. ​Alexis Saelemaekers non è proprio il tipo di giocatore bello da vedere, che si prende la scena, ma in otto mesi in Italia ha dimostrato di saperci fare, di poter essere protagonista in questo Milan. Dopo una prima parte di avventura rossonera da spettatore, con solo 22' giocati tra Verona e Fiorentina, nel post lockdown il tuttofare di ​Berchem-Sainte-Agathe, voluto fortemente da Massara, ha svoltato, con 12 partite disputate, 7 di queste da titolare. Da esterno offensivo (a destra o a sinistra) meglio che da terzino, ha convinto tutti per applicazione, dedizione e spirito di sacrificio. Lavorare a testa bassa è sempre stato il suo imperativo, per lui che ha sempre considerato il Milan "un sogno che si avvera" dare il cento per cento in allenamento e in partita è l'unico modo per continuare a viverlo.

COSTATO POCO - Di certo le sue prestazioni hanno convinto il quartier generale del Milan a confermarlo, a riscattarlo dall'Anderlecht per una cifra vicina ai 3,5 milioni di euro, per un investimento totale, prestito oneroso compreso pagato a gennaio, di 7 milioni di euro. Una cifra assolutamente ragionevole in un'epoca di spese folli, per un giocatore funzionale. ​​Saelemaekers non è il big che fa vendere le magliette, al quale i più giovani si ispirano, ma con lui in campo il Milan ha più equilibrio, può contare su un giocatore generoso, che non molla mai. In più c'è l'aspetto anagrafico: classe 1999, ha tutto il tempo per migliorare e imparare, e può essere rivendibile in futuro. 
PRIMA VOLTA - In questa stagione Saelemakers ha già giocato 6 partite, 3 in Europa League e 3 in campionato, cinque di queste da titolare, per un totale di 456'. Pioli punta su di lui, conta di farlo anche Roberto Martinez, commissario tecnico del Belgio, che lo ha convocato per la prima volta in nazionale, per le sfide contro Costa d’Avorio, Inghilterra e Islanda. Mica male, per uno che otto mesi fa era considerato "un codice fiscale".