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Il cucchiaio di Pirlo è d'oro. Come il Pallone che speriamo i giurati della Fifa e di France Football gli assegnino a fine anno. Perchè, se c'è un fuoriclasse che nel 2012 merita l'oscar del calcio mondiale questi è il trentatreenne simbolo dell'Italia semifinalista all'Europeo e della Juve campione d'Italia. Con tutto il rispetto per Cristiano Ronaldo, s'intende: 69 gol  in stagione, la Liga con il Real Madrid, la semifinale continentale con il Portogallo, avversaria la Spagna campione del mondo e d'Europa in carica.

Ma Pirlo è tutta un'altra cosa: sia perchè gioca in un ruolo diverso sia perchè nel 2006 è diventato campione del mondo sia perchè il suo palmarès non ha nulla da invidiare alla stella del Real. E poi, con Scirea, Franco Baresi, Paolo Maldini, Del Piero, Buffon, sempre snobbati dal Pallone d'oro, il calcio italiano ha già pagato abbastanza le bizzarrie di giurati distratti (vogliamo parlare di Bjelanov e Sammer?).     

Soprattutto, Pirlo merita il Pallone d'Oro in questo anno di grazia, dopo lo straordinario decennio milanista, perchè, nel ruolo che ricopre, al mondo non esiste nessuno bravo come lui. Caso mai ce ne fosse bisogno, oggi basta leggere i commenti della stampa mondiale che s'inchina al Solista di Flero non solo per il modo in cui ha calciato il rigore che ha tramortito Hart e gli inglesi, dopo l'errore di Montolivo. Ma per quella che un collega inglese ha efficacemente descritto come "la magia del calcio espressa a livello assoluto". E' sufficiente dare i numeri di Inghilterra-Italia per rendersene conto: 171 tocchi, 16 lanci, 3 assist, soltanto 6 passaggi sbagliati su 104, 11 palloni recuperati. Una bravura mostruosa, esaltata da quel cucchiaio che ci ha fatto impazzire.

D'altra parte, la classe, la fantasia, la leadership di Pirlo si mescolano in un unicum reso ancora più eccezionale dalla continuità di rendimento del giocatore, in una stagione che l'ha visto autentico trascinatore dello scudetto juventino oltre che della Nazionale di Prandelli.

C'è un altro aspetto da evidenziare: ed è la statura morale di Pirlo, uno che per farsi ascoltare non ha bisogno di alzare la voce. Uno che se ne infischia delle ribalta mediatica. Uno che parla poco, ma quando parla ha sempre qualcosa d'interessante da dire. Uno che, l'anno scorso, anche nel momento del congedo dal Milan, ha osservato un comportamento signorile, così come signorile è stato quello della società rossonera. E, se dopo avere vinto il tricolore con la Juve, Pirlo ha ricordato che alla base della sua decisione ci sia stata una valutazione tecnica ("Allegri voleva impiegare Van Bommel o Ambrosini al mio posto davanti alla difesa") e non pecuniaria, Pirlo ha detto il vero. Punto e basta.

Xavier Jacobelli

Direttore Editoriale www.calciomercato.com