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Non è questione di tifo, piuttosto un misto di sogno e speranza, condito con una manciata d’intuizione. Il 2015-2016 potrebbe essere l’anno del Napoli, una squadra che parte sempre con un certo handicap, vuoi per la situazione ambientale, vuoi per un Presidente difficile col quale non deve essere facile lavorare. Gli aggettivi qualificativi per De Laurentis sono due: arrogante e iroso. Ma, per  fortuna sua e della squadra, dopo certe sparate si calma subito. Comunque per  il mercato sembra aver disciplinatamente seguito fino in fondo le indicazioni di Sarri.

Affidarsi al gladiatore figlinese, che tifava Napoli fin da ragazzino, è stata una scommessa di rinnovamento totale, avvalorata anche dalla scelta di Giuntoli come direttore sportivo. Una scommessa che ha significato una virata di almeno 180°. Prima di tutto, diversamente dal passato, un profilo basso, dimenticando la pressione psicologica derivata da strombazzamenti eccessivi, le pole position che tanto male fanno a chi non è abituato a ottenerle spesso. Una visione provinciale, concreta, attuata grazie al bagno di umiltà che Sarri (un provinciale) ha saputo imporre. Poi la scelta di recuperare giocatori lasciati ai margini (Jorginho e Hamsik) e la conduzione di allenamenti atleticamente impegnativi. Tutto l’opposto di Benitez che poco credeva nell’esercizio e nella corsa, e si dimostrava un po’ troppo amante del sovrappeso (vedi Higuain).

Sarri ha preteso due giocatori simbolo di quell’ Empoli corse e verticalizzazioni che abbiamo ammirato l’anno scorso: Valdifiori (un nazionale) e Hysaj. Allan aggiunge velocità e Chiriches centrale è stata una vera e propria sorpresa. Se il reparto difensivo (tallone d’Achille di Benitez) si compatta,  il Napoli, con l’attacco che si ritrova, può decollare.
Comincerà a fari spenti come si conviene, al comando di un allenatore che ama Bukowski e John Fante e ora è alle prese con “Le Avventure della cattiva ragazza” di Vargas Losa. Scrittori di ordinaria follia i primi due,  di ordine sempre in bilico il terzo. A Sarri piace Zeman, ma fin da ora si può dire che non disdegna l’ordine difensivo. Vorrebbe gli esterni come quelli del Chievo di Del Neri. A giudicare dai suoi gusti letterari gli piacciono i perdenti che si riscattano. Nella provincia Valdarnese prima e in quella empolese poi ha perso poco, ma fuori dalle metropoli, si sa, è più facile. Uomo di sinistra, ama l’utopia, però ha i piedi per terra. Forse da questo contrasto si genera la sua energia. E d’altra parte, come diceva Prospero nella “Tempesta” di Shakespeare, “siamo fatti della sostanza di cui son fatti i sogni”. Dai Napoli sogna! Concretamente sogna!

Fernando Pernambuco