Piedone... era leggero il soprannome. Piedone, non proprio e non tutto un complimento. Eppure era una carezza, un sorriso, un sorridere anche di se stesso e di se stessi. Non me lo ricordo tanto Manfredini in campo. Ma ricordo il come e il perché e il quando lo si chiamò Piedone. Era il tempo in cui ti sfotteva anche l'amico, proprio perché amico. Era il tempo in cui titolari in campo, tra gli altri, erano anche il pudore, l'ironia, la misura. Giocava spesso perfino l'auto ironia. Era il tempo non acido in cui sfottere non era insultare/odiare. 
Piedone...un chiamare intrasportabile all'oggi. Dire affettuosamente nasone di Chiellini o Barbone di De Rossi o Pettinino di Icardi e sarete proclamati, additati come nemici del popolo...popol juventino, romanista o interista che sia.

Quindi? Quindi a me mi piace l'Atalanta (a me mi, con voluto errore grammaticale a sottolineare). A me mi piace l'Atalanta per i suoi 47 gol segnati. E per come li segna. Mi piace per come ha strarimontato la Roma (o...anche se ha strarimontato la Roma). 
E, guarda un po', non tifo Napoli (nonostante il cognome con doppia C e doppia L). E la Juventus è la più forte, giuro.Vince sempre, anche se stava per perdere con la Lazio. Se succedeva...colpa, si fa per dire, di un'ottima Lazio, la migliore della stagione. 

E la passione inebriante chiamata tifo, la passione che spesso sragiona è una cosa seria. Da rispettare. E ne sono successe di cose belle tifose negli ultimi due giorni: il tifo genoano che rende omaggio a un grande avversario, Quagliarella. E Quagliarella capo cannoniere che ha la serenità sincera di dire che a 35 anni gioca per divertirsi. E un Valentino Mazzola di 11 anni che gioca con la maglia granata del suo bisnonno. Cose belle tifose e cose toste, il dramma sportivo dei tifosi del Bologna. Quante volte capita che il vertice della società della tua squadra pubblicamente dica che la squadra ha fatto in campo pietà? Detto ciò va pur detto che nel grande oceano del tifo mi sono imbattuto di recente in due interessanti correnti, due interessanti filoni culturali. 
Il primo: quello etnico-tribale-genetico-nominale (cognominale) che determina e svela l'appartenenza calcistica. Se ti chiami Brambilla tifi Milan, se ti chiami Esposito tifi Napoli...Tesi intrinsecamente sciocca, ma interessante. Perché nega un fatto vero: sono 50 anni che gli italiani a milioni e milioni si sono spostati e mischiati sul territorio (la Juve a Torino era la squadra preferita dai meridionali). Ma il negare un fatto vero è la base della nuova conoscenza, è la base per attestare un fatto falso. Il mondo fatto di comunità stabili e stanziali, questo è il fatto falso.
Interessante però il filone etnico tribale. Interessante perché non molti anni fa che lo praticava e predicava in pubblico passava come lo scemo del villaggio. Oggi passa come l'astuto del villaggio.

Il secondo filone culturale: quello del non avrò altra realtà di quella che mi fabbrico e mi piace. Questo non lo sapevo...sensazione sconosciuta, perduta. In tanti non vogliono provarla, ne hanno orrore e paura. In tanti non vogliono sapere, neanche l'evidenza. Pubblichi dei numeri ufficiali, dei pubblici bilanci, rilevi che il comparto industriale calcio è aziendalmente sbilenco e in tanti scoprono dentro se stessi improbabili competenze. Per dire che non sono numeri ma opinioni.
Se non l'ho capito io non esiste, non può esistere. Se non mi torna non esiste, non può esistere...Non molti anni fa chi pensava e parlava così incorreva nell'auto dichiarazione di presunzione ignorante. Ora ogni pensata elevata ad opinione viaggia in par condicio con la realtà. E al ballottaggio tra opinione e realtà è referendum plebiscito pro opinione.

Questo non lo sapevo...sensazione sconosciuta e perduta. Ma tu, giustamente mi si dirà, proprio qui la vai a cercare?
Ci vediamo tra un paio di settimane, nel frattempo sarò in missione, ovviamente per conto dei Poteri Forti. 
Piedone...era leggero. E a me mi piace l'Atalanta.