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Non parlate più di utopia. La democrazia del calcio, il governo del club da parte dei tifosi, sono da pochi giorni realtà. Succede ad Ancona (foto youtube.com), una città che nel corso degli anni ha saputo convertire le disgrazie sportive in opportunità di crescita comunitaria, e dove adesso viene raccolta una sfida di qualità più elevata.

Al termine della stagione di Lega Pro appena messa in archivio, il presidente e proprietario del club biancorosso, Andrea Marinelli, ha deciso di chiudere l’esperienza quinquennale e passare la mano. Un fatto che sembrerebbe ordinario, se non fosse che il passaggio di proprietà e responsabilità avviene a beneficio di Sonteniamolancona. Cioè dell’associazione costituita cinque anni fa dai tifosi, in una fase storica in cui la continuità del calcio ad Ancona rischiò di essere cancellata definitivamente. E per meglio capire il senso di ciò che succede oggi bisogna tornare a quei giorni.

È l’estate del 2010 e la società dorica si ritrova esclusa dal campionato di Serie B causa fallimento, dopo essersi salvata sul campo. Era già stata una stagione di stenti economici, la cui conseguenza era stata la penalizzazione di due punti che per poco non aveva mandato la squadra a disputare i play out per la seconda stagione consecutiva. Ma è chiaro che la salvezza sul campo abbia soltanto rimandato di qualche settimana la sentenza di morte. Che giunge in luglio. Per di più, quello del 2010 è il secondo fallimento nel giro di sei anni. Era già successo nell’estate del 2004, quando il club appena retrocesso dalla A non fu in grado di iscriversi alla B e dovette ripartire dalla C2 sfruttando il Lodo Petrucci. 

La sensazione che il calcio anconetano si sia avvitato in una spirale negativa è potente, tanto quanto il rischio che scoramento e sfiducia diano la mazzata finale. E invece in un momento così drammatico la società locale riesce a reagire, grazie soprattutto alla capacità di mobilitazione del tifo organizzato. Che si fa carico non soltanto di una storia calcistica, ma di un pezzo d’identità locale e di un sentimento comunitario da non lasciar mortificare. Viene fondata l’associazione Sosteniamolancona, che il sindaco di allora, Fiorello Gramillano, riconosce immediatamente come interlocutore privilegiato. La nuova società nata grazie soprattutto agli sforzi di Sosteniamolancona viene acquisita da Marinelli, ma nella sua governance vengono riconosciuti dei diritti speciali alle rappresentanze dei tifosi. Che dal 2011 entrano nel CdA acquisendo il due per cento delle azioni e soprattutto alcuni diritti speciali in funzione di golden share. La rappresentanza dei tifosi ha infatti, per statuto, il potere di veto su alcune materie: proprietà del titolo sportivo, marchio del club, colori sociali, ingaggio ed esonero dei ruoli tecnici (allenatore e direttore sportivo), eventuali nuovi soci o acquirenti. Un esperimento estremamente avanzato, che come vedremo non è l’unico in Italia, e che ad Ancona ha prodotto nell’ultimo quinquennio ottimi risultati. 
Sul campo la squadra è risalita dall’Eccellenza alla Lega Pro, conducendo nella stagione appena archiviata un torneo d’alta classifica. E per quanto riguarda la gestione del club, i cinque anni di collaborazione fra la proprietà e Sosteniamolancona hanno dato vita a una storia che fa da modello. I momenti di tensione fra le parti non sono mancati, ma sempre nel segno di un rapporto franco e leale che infine ha portato Marinelli a decidere di cedere all’associazione dei tifosi biancorossi la guida del club. Mettendola, fra l’altro, nelle condizioni di operare anche dal punto di vista economico. Il proprietario uscente ha infatti deciso di sponsorizzare il club, attraverso la propria azienda Akifix (materiale edile e carpenteria) per i prossimi tre anni: 500 mila euro per la prima stagione, 400 mila per la seconda, 300 mila per la terza, più fidejussione e tassa d’iscrizione garantite per l’intero periodo. L’ultimo gesto d’amore per il calcio anconetano, ma anche la conferma della fiducia e della stima consolidate in questo quinquennio nei confronti di Sosteniamolancona.

Dunque per l’associazione dei tifosi biancorossi si apre adesso una nuova fase, più esaltante e più rischiosa al tempo stesso. Ci sarà da prendere in via diretta la responsabilità del club, e da amministrarne il quotidiano. E si tratta di una prova di maturità di cui i ragazzi di Sosteniamolancona, a partire dal suo presidente Raffaele Vietri e dal leader storico David Miani, sono ben consapevoli. In queste settimane l’associazione sta lavorando all’adeguamento dello statuto, e guarda già alle scelte cruciali. Si pensa alla nomina di un presidente, che sarà una figura di garanzia, e di un direttore operativo che sia più legato all’associazione. Quanto ai quadri tecnici, l’orientamento è quello di confermarli in blocco, salvo i casi di coloro che faranno scelte diverse.

Come dicevo, il caso di Sosteniamolancona non è isolato. Da anni in Italia si sviluppano esperienze associative il cui scopo è la democratizzazione del calcio attraverso la partecipazione dei tifosi alla governance. Che si tratti di azionariato popolare o dell’applicazione del modello britannico di Supporters Trust, la cifra comune è quella della sfida che ha come obiettivo la restituzione del calcio alla sua gente. Per raccordare queste esperienze è stata costituita nel 2014 l’associazione Supporters in Campo (LEGGI QUI), che come gruppo informale esiste già dal 2011 e raccoglie (oltre a quella di Ancona) le esperienze di Arezzo, Ascoli, Bari, Barletta, Cava dei Tirreni, Cosenza, L’Aquila, Lecce, Lucca, Modena, Nocera, Rimini, San Benedetto del Tronto, Taranto, Terracina, Tortona, Venezia, Verona. Altri gruppi si avvicinano, incuriositi dalle esperienze realizzate e intenzionati a replicarle nei propri contesti. Ed è incoraggiante vedere questi fermenti che partono dal basso, nei giorni in cui il calcio maggiore finisce nelle mani della finanza speculativa.

@pippoevai