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Il presidente di tutti, esclusi quelli che gli hanno fatto opposizione. Il voto che ha decretato il quinto mandato di Joseph Blatter da presidente della Fifa è giunto in condizioni drammatiche, ma ciò che verrà dopo minaccia d’essere ben peggio. E non soltanto perché l’inchiesta condotta dal Ministro della Giustizia Usa, Loretta Lynch, è soltanto all’inizio e minaccia di avere delle nuove ondate. C’è soprattutto che il colonnello non ha perso tempo nel mandare messaggi ai suoi oppositori, facendo capire quali caratteristiche avrà la Pax Blatteriana su cui intende fondare il suo quinto mandato. E sempre che il progredire delle indagini non lo disarcioni in tempi brevi. 

Parlando alla platea del sessantacinquesimo Congresso Fifa, Joseph Blatter ha provato a giustificare le proprie inadempienze (eufemismo) dicendo che nessuno è perfetto. E nessuno aveva mai creduto che potesse esserlo lui, tranne egli medesimo. Per dire, un alto dirigente Uefa mi raccontò una volta a cena che Blatter sia seriamente convinto d’essere candidabile al Premio Nobel per la Pace. Dunque capirete quanto gli sia costato ammettere di non essere infallibile, quanto urticante per la sua autostima. E per dare a vedere che davvero non è perfetto ha ceduto subito a un’umanissima debolezza: il desiderio di vendetta. 

La cosa è stata resa esplicita subito dopo il risultato del voto che lo ha incoronato per la quinta volta. Aveva appena pronunciato un discorso della vittoria in cui s’impegnava a garantire l’unità della Fifa, ma subito dopo ha cambiato atteggiamento nel corso della prima intervista televisiva dopo la rielezione, rilasciata all’emittente di stato svizzera RTS. Da qui sono partite le parole ambigue, che oltre a fare intravedere scenari tutt’altro che unitari sono indicative della particolare condizione di fuga dalla realtà del personaggio. Al di là di tutte le interpretazioni fumettisticamente geopolitiche sui motivi che avrebbero spinto l’amministrazione della giustizia Usa a ordinare il blitz dello scorso 27 maggio, Blatter ha lanciato un’accusa ben precisa a Platini e all’Uefa (LEGGI QUI), sostenendo che dal calcio europeo sarebbe stata scatenata contro di lui “una campagna d’odio, proveniente da un’organizzazione che non ha ancora capito che nel 1998 sono diventato presidente”. Parole forti e criptiche al tempo stesso. C’è quel perentorio riferimento alla “campagna d’odio” che va a qualificare un ordinario schieramento elettorale all’opposizione. E questa è una dimostrazione di quale sia l’idea di democrazia del colonnello, propenso a scambiare il dissenso politico per guerra e la comunicazione avversa per odio. Ma il passaggio più discutibile si ha quando, sollecitato dall’intervistatore sulle conseguenze dell’opposizione Uefa, ha detto: “Io perdono ma non dimentico”. Un preannuncio del clima che si respirerà da qui in poi, e in attesa di capire quanto il colonnello resisterà alle pressioni provenienti dall’esterno del calcio. 

La fuga dalla realtà, dicevo. Le parole pronunciate da Blatter durante l’intervista ne sono l’ennesima dimostrazione, così come lo era stata in modo clamoroso la pretesa di tacitare un mastino come il procuratore statunitense Michael Garcia dopo averne insabbiato il rapporto sulla corruzione all’interno della Fifa. E quelle parole dicono che, nonostante le dimensioni dello scandalo e gli ulteriori sviluppi che potrebbero maturare, il colonnello si sente ancora saldamente in sella e autorizzato a continuare il suo governo del calcio mondiale usando pugno di ferro. L’esatto contrario di ciò che sarebbe necessario a un leader screditato, che dovrebbe ricostruire il consenso dell’organizzazione intorno a sé e proiettare all’esterno un’immagine di moderazione. La conclusione che se ne può trarre è una sola: Blatter è già nel bunker, e se ne andrà dalla Fifa soltanto a un prezzo altissimo. Per il calcio. 

Quanto a Michel Platini, sconfitto da una campagna elettorale gestita in modo improvvisato, proprio in queste ore ha fatto sapere che l’Uefa deciderà il 6 giugno se rimanere o meno nella Fifa (LEGGI QUI). Ma sa bene che un’uscita dalla confederazione mondiale sarebbe un salto nel buio, né sarebbe sicuro del fatto che tutte le federazioni europee siano pronte a seguirlo. Già in sede di voto il presidente dell’Uefa ha fatto i conti con una pessima sorpresa: la federazione della “sua” Francia si è schierata con Blatter, consumando un voltafaccia che Platini non aveva preventivato. Motivo? La gratitudine a Blatter da parte del presidente federale francese Noel Le Great, per l’assegnazione alla Francia dei Mondiali femminili del 2019. Come se l’anno prossimo, sempre in Francia, non si disputassero gli Europei portati dall’Uefa di Michel Platini. Quali strani percorsi può prendere, la riconoscenza. 

di Pippo Russo
@pippoevai