Le vie del calciomercato sono infinite, ma anche quelle dell’EUR Torrino non scherzano. L’ha imparato il geom. Adriano Galliani, vicedisastro del Milan nonché assiduo collezionista di buche da quando sono stati chiusi i rubinetti ai piani superiori. La paparazzata che lo ha ritratto mentre citofona a casa Destro come se fosse un Testimone di Geova è emblematica d’una decadenza. Sua e di tutto l’universo Milan. Il “club più titolato al mondo” (copyright del Principale) che manda il suo dirigente più rappresentativo a convincere una giovane riserva della Roma affinché accetti d’andare in rossonero per qualche mese, e poi si vedrà. Ma chi l’avrebbe detto mai? E certo, una volta succedeva pure che Boniperti si scomodasse per andare in Sardegna a convincere (eufemismo) Pietro Paolo Virdis a lasciare il Cagliari per la Juventus. Ma erano altri tempi, e soprattutto altri dirigenti. E poi c’è una grande differenza. Boniperti venne fotografato mentre scendeva trionfante le scalette dell’aereo con Virdis al fianco, e in quell’immagine c’era tutto il potere mediatico e propagandistico della Juventus anni Settanta. E invece oggi Galliani viene immortalato mentre umilmente pigia col ditino sul pulsante del citofono, e poi dice che sì, è proprio lui, il geom. Galliani, e che se gli aprono il portone sale a presentare un’offerta di lavoro e non i fascicoli di Svegliatevi! Un’anti-propaganda che più potente non si potrebbe immaginare.

Per il geom. non è un buon momento, e questo ormai è chiaro a chiunque. Giusto nei giorni scorsi il suo già onusto curriculum s’è arricchito di un’altra benemerenza da record. E almeno in quello Galliani non perde lo smalto da instancabile collezionista di medaglie. Non gli bastava l’anno di esclusione dalle competizioni internazionali fatto rimediare al Milan per avere ritirato la squadra dal campo al Marsiglia, né i cinque mesi di squalifica suoi personali per il coinvolgimento in Calciopoli, benemerenze che certo hanno contribuito a farlo inserire nella Hall of Fame della Federcalcio. Quella era robetta, niente di originale. Ché cinque mesi di squalifica per Calciopoli sono una performance alla portata di chiunque, e a ritirare una squadra dal campo è capace pure un qualsiasi emiro del Kuwait. Ma essere sfiduciati da una curva intera tramite comunicato ufficiale, ecco, quella è una prodezza vera. Tutta sua, e come lui nessuno mai. Quasi il sigillo d’una carriera che nel periodo più recente ha dovuto subire un brusco mutamento di prospettiva. Perché si sa com’è: un conto è essere un drago brandendo la carta di credito a plafond illimitato, altro è doversi muovere dovendo giostrare zero euri. Ti cambia la prospettiva delle cose, e pure quella che le persone hanno di te. E di questi tempi ci si mette poco a mutare status: fino all’altro ieri passavi per un genio degli affari, e invece oggi tutti ti guardano come se fossi il Decio Cavallo del calciomercato. È la tristezza del declino, che quando arriva bisogna saperlo cogliere al volo evitando che si trasformi in caduta verticale. Purtroppo il geom. ha sprecato la sua occasione. L’anno scorso l’erede designata era pronta a silurarlo, e lui invece d’andarsene fino a che era in tempo fece di tutto per rimanere dov’è sventolando la minaccia d’una buonuscita da panico. Sicché adesso che l’impero rossonero crolla lui rimane lì nel mezzo a beccarsi i calcinacci. E con chissà quanta malinconia guarda all’amico Ariedo Braida, uscito dalla cadente casa rossonera appena in tempo e adesso felicemente approdato al Barcellona, dove l’organigramma presentava ancora pericolosamente scoperta la casella “Consulente agli Happy Hours”.

No, non è bello terminare così una gloriosa carriera. Davanti a un citofono, e con alle spalle una sfilza di parametri zero da film pasoliniano. Sul Corriere dello Sport-Stadio di ieri Furio Fedele si è divertito a metterli in fila. Qualcuno azzeccato, come Menez e Diego Lopez. Altri così così come Van Bommel, Kakà e un Honda esploso con qualche ritardo. E quasi tutti gli altri semplicemente tragici: Legrottaglie, Taiwo, Mexes, Traoré, Essien e Van Ginkel soltanto per citarne alcuni. E tacendo di Fernando Torres, che lasciato il Milan è tornato un bomber come ai tempi d’oro. Il geom. ci mette tutto se stesso per rimediare, ma purtroppo a questo punto il vero Parametro Zero rischia d’essere lui. Ormai snobbato pure dai grandi broker globali del calciomercato. Jorge Mendes e Pini Zahavi non se lo sono mai filato, Mino Raiola ha trovato un nuovo Marotta da spennare, e l’unico che ancora dia udienza al povero geom. è rimasto Kia Joorabchian. Cioè il cosiddetto agente di Carlos Tevez. Joorabchian i calciatori buoni li avrebbe, ma ovviamente li piazza a chi ha i soldi. Del resto, gli affari sono affari. E infatti Joorabchian al Milan ha piazzato Alex, agile al centro della difesa come un pilomat, e spera ancora di riportare in rossonero il bidoncino Adel Taarabt, due sole partite al QPR dopo la scorsa stagione in rossonero. Affaroni, per lui.

No, non deve essere bello vivere questi giorni dentro l’impermeabile del geom. Che è riuscito nell’impresa di riportare in Italia il prode Salvatore Bocchetti, 3 partite disputate questa stagione nel campionato russo di cui l’ultima il 26 ottobre. In prestito anche lui. Tutti prestiti, manco stessimo parlando del Cesena. E sarà un prestito anche Mattia Destro. Che se farà bene da qui alla fine del campionato sarà stato valorizzato per la Roma, e se invece farà male ingrosserà lo Zero del parametro di Galliani.

Il geom. tutto questo lo sa, e perciò ha dismesso ogni baldanza. Quando a settembre piazzò in extremis gli ultimi colpi di mercato estivo si vantò dicendo che quelli erano i giorni del condor, i suoi preferiti. Fra i calciatori portati a Milanello nei “giorni del condor” c’erano Fernando Torres e Van Ginkel. Adesso, comunque vada a finire questo mercato di gennaio, Galliani eviterà di parlare di “giorni del condor”. Un po’ perché quelli in corso sono i giorni della merla. Ma soprattutto perché di figure di merla il recente calciomercato rossonero abbonda, e allora meglio stare schisci.

Pippo Russo 
@pippoevai