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Una manifestazione panamericana per club sul modello della Champions League. È questo il progetto a cui starebbe lavorando il candidato alla presidenza della federcalcio argentina (AFA), Marcelo Tinelli. Un disegno impegnativo e ambizioso, con possibile partenza nel 2019, e i soliti noti a prendere posizione in quest’altra grande partita globale del potere economico e televisivo. Mentre s’intravede già la vittima designata di questa nuova creatura calcistica: la Copa Libertadores, tradizionale torneo sudamericano per club, che avrebbe difficoltà nel fare concorrenza a un torneo pronto a pompare una valanga di dollari nelle casse dei club.

La notizia del progetto è stata comunicata tre giorni fa dal presidente pro tempore della federcalcio argentina, Luis Segura. Nel corso di un’intervista rilasciata a ESPN Radio (leggi QUI), il successore di Julio Grondona (il satrapo del calcio argentino, che a luglio dell’anno scorso mollò dopo 35 anni la poltrona di presidente federale soltanto perché defunto) ha parlato del progetto facendo il nome di uno dei suoi principali referenti in Sud America: l’argentino Marcelo Tinelli. Costui è un personaggio tutto da raccontare. Si tratta del più popolare presentatore televisivo argentino, uomo di spettacolo a tutto tondo con la passione per il calcio. Una passione interessata. Vicepresidente del San Lorenzo de Almagro, Tinelli è adesso in corsa per alla presidenza dell’AFA. Intanto da poche settimane ha assunto la carica di vicepresidente della stessa federazione, e si gioca l’opportunità di condurre dall’interno la campagna elettorale.

Grazie al peso mediatico e al capitale di relazioni personali Tinelli è uno degli uomini più importanti del progetto. Che viene promosso da un “gruppo d’impresari” per il momento anonimi, e ha come soggetto organizzatore l’onnipresente Media Partners & Silva. Cioè uno dei tanti pezzi della galassia Infront, incaricato fra le altre cose di commercializzare all’estero i diritti del campionato di Serie A. La MP & Silva è guidata dall’italiano Riccardo Silva, figlio di industriali chimici e, fra le altre cose, socio di Paolo Maldini nell’acquisizione della franchigia Miami FC, affiliata alla NASL statunitense. Silva aveva anticipato l’idea di un’America’s Champions League nel corso di un’intervista concessa lo scorso giugno alla testata spagnola El Confidencial (clicca QUI). In quel momento pareva si trattasse soltanto di un’idea embrionale, e invece le operazioni sono già un tratto avanti. Al punto da essene già noti i dettagli sul format e sul ricco montepremi.
Un articolo pubblicato dal sempre informatissimo sito argentino Infobae ha illustrato tutti i termini. Il torneo dovrebbe vedere la partecipazione di 64 squadre e il suo svolgimento coprirebbe un arco temporale tra febbraio e ottobre. Per quanto riguarda la loro estrazione, si parla di quattro club ciascuno per Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Messico e Uruguay, e 3 ciascuno da Bolivia, Costa Rica, Perù e Usa. Fanno 40 club, e i restanti 24 saranno selezionati secondo non meglio precisati criteri di ripescaggio. Ma è soprattutto l’aspetto economico a avere un suo rilievo. Ciascun club intascherà un premio di partecipazione da 5 milioni di dollari, e il vincitore del torneo arriverà a mettersi in tasca 30 milioni di dollari. Il montepremi complessivo è 440 milioni di dollari. Proprio l’argomento finanziario potrebbe essere quello vincente per determinare il successo della Champions League panamericana, e soprattutto la sua capacità di scalzare il torneo che in Sud America rappresenta la tradizione: la Copa Libertadores. Che nel corso della sua storia ha già dovuto affrontare la concorrenza di altri tornei sudamericani, come la Copa Mercosur. Fin qui gli assalti sono stati respinti. Ma l’arrivo degli investitori europei e di una massa di denaro abnorme per la realtà sudamericana potrebbe cambiare completamente lo scenario.

@pippoevai