Uno smacco pesante. È quello subito ieri da Doyen Sports Investments presso il Tribunale di Prima Istanza di Bruxelles, il foro giurisdizionale presso cui il fondo con sede legale a Malta ha presentato ricorso contro la Circolare Fifa 1464 del 22 dicembre 2014 (LEGGI QUI). Oggetto del ricorso era il divieto posto dalla 1464 ai fondi d’investimento, e agli attori finanziari in generale, di partecipare alla proprietà di un calciatore (TPO) e/o al finanziamento (TPI) della sua acquisizione da parte di un club in cambio dei diritti economici sul calciatore stesso. Che corrispondono al diritto di lucrare sulla futura vendita, rispetto alla quale l’attore finanziario incassa in proporzione alla percentuale di diritti economici che ha comprato o su cui ha investito.

Secondo la denuncia presentata da Doyen, la Circolare 1464 configurerebbe un caso di abuso di posizione dominante da parte della Fifa e lederebbe alcune libertà di mercato fondamentali come quelle di competizione, di concorrenza e di libera circolazione delle persone e dei capitali. Argomenti fedelmente riprodotti nel comunicato pubblicato da Doyen nel sito ufficiale, arricchito dalla solita tiritera sui benefici che il fondo avrebbe portato al calcio da quando ha iniziato a operarvi (LEGGI QUI). A questi argomenti il Tribunale di Prima Istanza di Bruxelles ha risposto no.

Come ha informato attraverso il profilo Twitter l’avvocato belga specialista in diritto dello sport, Sebastien Ledure (LEGGI QUI), e come ha ribadito il sito web del quotidiano portoghese Record (LEGGI QUI), il ricorso di Doyen è stato respinto. "Non sono state provate violazioni delle leggi dell’Unione Europea" è la motivazione sommaria. E si tratta di un rovescio che probabilmente il senhor Nelio Lucas non aveva messo in conto. Anzi, a giudicare dall’enfasi con cui una decina di giorno fa aveva preannunciato a mezzo stampa l’appuntamento di ieri in tribunale, c’è da immaginare che fosse sicuro di vincere (LEGGI QUI). Quasi stesse pregustando il redde rationem.

Adesso invece il sito ufficiale di Doyen tace, e suona come una beffa il fatto che l’ultimo aggiornamento dell’area press room sia proprio il comunicato riportato sopra, che marcava in agenda la data del 24 luglio come dovesse essere un nuovo inizio. Ma sono colpiti da improvviso mutismo tutti quei fiancheggiatori, italiani compresi, che stanno pronti a diffondere la voce di Doyen a qualsiasi ora. Pure alla ventiquattresima, quando il sole va a dormire. E forse a alimentare l’ottimismo di Lucas aveva provveduto la sentenza emessa il 23 giugno dallo stesso Tribunale di Prima Istanza di Bruxelles contro gli automatismi d’applicazione del Fair Play Finanziario (LEGGI QUI). Che era un provvedimento riguardante altro tema, però andava comunque nella direzione di mettere un freno alle politiche di regolazione adottate da Fifa e Uefa per contrastare lo strapotere del denaro e della finanza nel calcio. Ma fra i preannunci di vittoria del senhor Nelio Lucas e lo smacco di ieri c’era già stato un passaggio poco rassicurante per Doyen: il 16 luglio, chiamata a pronunciarsi sul medesimo oggetto giudicato il 23 giugno a Bruxelles, la Corte di Giustizia Europea ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’agente di calciatori Daniel Striani e dalle rappresentanze dei tifosi di Manchester City e Paris Saint Germain, ribadendo così un giudizio emesso l’anno scorso (LEGGI QUI). E ieri è arrivato il bis, con la sconfitta per Doyen e per il Seraing, un club della seconda divisione belga che si era associato al ricorso. Motivo: fra il club e il fondo maltese erano stati raggiunti degli accordi in base ai quali Doyen avrebbe prestato del denaro al Seraing, ma tutto quanto sarebbe stato reso impossibile dalla Circolare 1464 (LEGGI QUI). Il che non trova riscontro nel testo della circolare, che impedisce esplicitamente soltanto l’investimento in diritti economici di calciatori, e invece nulla dice sul fatto che attori finanziari di qualunque tipo possano erogare prestiti in denaro ai club.

È una sconfitta sonora anche per l’avvocato Jean-Louis Dupont, quello della Sentenza Bosman, che fin qui era stato baciato dal dono dell’infallibilità (LEGGI QUI). Né sono rassicuranti le indicazioni per le leghe spagnola e portoghese, che contro la 1464 hanno presentato un ricorso presso la Commissione Europea (LEGGI QUI). Ma sarebbe sbagliato pensare che la battaglia legale si chiuda qui. Doyen non mollerà. Ci sarà ancora molto da raccontare su questo fronte.

Pippo Russo
@pippoevai