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Come al solito si tratta di porre e porsi le domande giuste. Quale che sia l’oggetto della riflessione, e dunque anche nel caso del passaggio da Silvio Berlusconi a Bee Taechaubol del 48% del Milan. Un affare che, com’era facile prevedere, sta occupando tutta l’estate rossonera e si concluderà a settembre. Cioè quando il calciomercato estivo sarà chiuso. E anche quest’ultimo dettaglio era di facile previsione. Il negoziato nasce e si sviluppa sotto il segno delle stranezze, molte delle quali sono state rimarcate da numerosi commentatori. E fra tutte le stranezze la più clamorosa sta nella valutazione dell’oggetto ceduto: 480 milioni di euro per il 48%, una cifra lunare sia in termini assoluti che guardando al peso specifico del pacchetto ceduto. In termini assoluti, perché il Milan attuale non vale il miliardo di euro corrispondente alla valutazione complessiva. In termini di peso specifico, perché è difficile trovare una logica in una spesa così impegnativa senza che vi sia in cambio il controllo della società. Ma a queste obiezioni si può facilmente rispondere dicendo che in regime di libero mercato l’equilibrio di domanda e offerta rientra nell’ambito delle scelte sovrane operate da venditore e acquirente. Che di norma sono soggetti razionali, ma sono anche liberi d’essere irrazionali. Il venditore è libero di mettere sul mercato una Fiat Duna pretendendo il prezzo di una Jaguar, e il peggio che possa succedergli è di sentirsi ridere dietro; e allo stesso modo l’acquirente è libero di trovare congruo il prezzo di quella Fiat Duna come fosse una Jaguar, e dunque pagarlo. Di più: il venditore è libero di vendere quella Duna in quota anziché in toto, e al prezzo di mezza Jaguar, riservandosene il controllo maggioritario e pretendendo che l’acquirente non usi la vettura per uscire dalla cintura urbana o in un orario che oltrepassi le dieci di sera. E l’acquirente può accettare delle condizioni così eccentriche e limitanti, persino vantandosi che nonostante un uso così sottoposto a vincoli riuscirà a rilanciare quella Fiat Duna facendone un’eccellenza automobilistica. Tutti discorsi che possono stranirci o suscitare in noi cattivi pensieri, ma che in ultima analisi rientrano in quella concezione ampia delle libertà del mercato rispetto a cui stare a sindacare è tempo perso.

Allo stesso modo si potrebbe rimarcare numerose altre stranezze sulla trattativa che infine porterà alla formazione di una Ditta B & Bee. Sul ruolo di Doyen Sports Investments e/o del senhor Nelio Lucas mi taccio, perché ho già detto in abbondanza e abbondantemente tornerò a dire più avanti. E molto ci sarebbe da romanzare sul fatto che, una volta a regime, il Milan di B & Bee avrà ben 3 (tre!) amministratori delegati (LEGGI QUI): Adriano Galliani, Barbara Berlusconi e lo stesso Bee o una persona di sua fiducia. Un assetto di governance mai visto al mondo. Ma ancora una volta c’è poco da eccepire: ciascuna società può darsi gli assetti di governance che crede, e casomai del cattivo funzionamento dovrà rispondere agli azionisti.

E tuttavia, detto delle cose sulle quali si può opinare ma nulla più, nella futura Ditta B & Bee ci sono anche aspetti meno opinabili. Sui quali i dubbi prendono fondamento. Li ha esposti molto bene Carlo Festa, giornalista del Sole 24 Ore, in un post pubblicato ieri nel blog Insider (LEGGI QUI). Festa punta l’attenzione sui mirabolanti numeri promessi da Bee Taechaubol nel piano di sviluppo del brand Milan. Innanzitutto, l’impegno a portare entro due anni nelle casse ricavi per 350 milioni da vendite in Asia dei prodotti con marchio Milan. Festa fa opportunamente notare che a oggi, diritti televisivi esclusi, i ricavi commerciali del Milan (nel mondo intero, non soltanto in Asia) toccano gli 80 milioni. Dunque Bee dovrebbe più che quadruplicare questa cifra in due anni. Se ne arguisce che non stiamo parlando di finanza, ma di moltiplicazione dei pani e dei pesci. Se davvero mister Bee riuscirà a compiere un’impresa del genere, non gli resterà che camminare sulla acque della Costa Smeralda. Aggiungo che questo strabilio di numeri dovrebbe cominciare a essere realizzato nella stagione calcistica alle porte, che vede il Milan escluso dalla vetrina delle coppe europee.

L’altro elemento su cui Festa esprime perplessità è il collocamento delle azioni del Milan presso la Borsa di Hong Kong, da effettuarsi entro 48 mesi. Le stime di guadagno fatte da Bee prefigurano un Milan il cui valore di Borsa si aggiri intorno ai 4 miliardi di euro. Cifre semplicemente incommentabili. E infatti dalla stampa non sono state commentate. Le hanno prese per buone, senza minimamente passarle al vaglio. Non ci resta che metterci comodi e aspettare di vedere come andranno le cose. Se nel prossimo quadriennio la Ditta B & Bee produrrà davvero quei numeri, si potrà solo applaudire e fare autocritica. Altrimenti saranno in molti a dover spiegare. E non soltanto i titolari della ditta.

@pippoevai