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Per questo weekend si gioca, e si tratta della sola certezza. Perché dal prossimo fine settimana l’intera piramide del calcio spagnolo potrebbe fermarsi a tempo indeterminato, quando mancano da disputare due sole giornate alla conclusione della Liga. Motivo: lo sciopero più assurdo del mondo. Non soltanto per i motivi, sui quali si può discutere, ma soprattutto perché a promuoverlo è stata la federcalcio spagnola (RFEF), ente che d’improvviso scopre d’essere di lotta dimenticando la sua funzione di governo. E davvero non si ricorda il caso di un’istituzione con fini generali che propone dall’alto uno sciopero da cui deriva la paralisi del movimento da essa governata. È come se un governo nazionale promuovesse uno sciopero contro il cattivo funzionamento della pubblica istruzione o della funzione giudiziaria. Quasi che quei cattivi funzionamenti non dipendessero dalle carenze o dall’inettitudine del governo stesso.
Ebbene, proprio questo è ciò che sta succedendo in Spagna. Dove la federazione guidata dal dinosauro Ángel Mária Villar Llona (presidente della RFEF da 27 anni, vicepresidente Uefa da 22 anni, vicepresidente Fifa da 15 anni) si è scagliata contro il Real Decreto Ley 5/2015 che porta la data dello scorso 30 aprile. Il cui oggetto (http://www.boe.es/boe/dias/2015/05/01/pdfs/BOE-A-2015-4780.pdf) è la riorganizzazione della disciplina dei diritti televisivi relativi ai campionati spagnoli. Si passa alla vendita centralizzata con diversa distribuzione dei proventi. Un tema molto sentito dai club spagnoli piazzati fuori dal dualismo Real-Barça per via della straordinaria sperequazione fra le due big e il resto dei club professionistici. E per capire l’enormità del divario basta consultare le tabelle riportate in questo paper (http://www.extoikos.es/n6/pdf/15.pdf) pubblicato nel 2012 e scritto dall’analista finanziario José Antonio Díaz Campos, i dati relativi al 2014 pubblicati nel proprio blog dall’esperto di economia dello sport Roberto Bayon (http://www.lne.es/blogs/el-blog-de-roberto-bayon/el-reparto-de-los-derechos-de-tv-en-el-futbol-espanol-13-14.html) e quelli relativi alla stagione in corso, resi in grafico dal quotidiano valenciano Super Deporte (http://www.superdeporte.es/futbol/2015/03/07/futbol-derechos-televisivos-busca-nuevo/250627.html).

Proprio per venire incontro alle legittime richieste dei suoi club la Liga presieduta da Javier Tebas Medrano (nella foto di guardian.co.uk), durante gli scorsi mesi, ha effettuato un potente lavoro di lobby presso il governo, per l’approvazione del Real Decreto 5/2015 (http://www.marca.com/2015/02/11/futbol/1adivision/1423652806.html). E il passaggio era sentito dai club della Liga come una cosa talmente cruciale da far ipotizzare che fossero proprio loro, in caso di mancata conclusione dell’iter legislativo, a optare per lo sciopero (http://www.marca.com/2015/02/11/futbol/1adivision/1423675591.html). A farsi portavoce di questa posizione era stato  Joan Collet, presidente dell’Espanyol (http://www.marca.com/2015/02/11/futbol/1adivision/1423652806.html). Dunque, comunque andasse, sarebbe stato blocco dei tornei.

Ciò che in particolar modo brucia a Villar è l’essere stato tagliato fuori dalle trattative che hanno portato al varo del decreto. È quello che si evince dal comunicato ufficiale pubblicato il 6 maggio dalla RFEF (http://www.rfef.es/noticias/competiciones-junta-rfef/junta-directiva-rfef-anuncia-suspension-indefinida-todas), dove si parla di “mancanza di rispetto” ma non vi è alcun argomento contrario ai contenuti della riforma fissati nel decreto. Fra l’altro, nello stesso comunicato la RFEF mette il patrocinio allo sciopero dei campionati di Primera e Segunda Divisíon, già annunciato dall’assocalciatori spagnola (AFE), e rilancia col blocco totale di ogni attività calcistica federale del Paese. E a questo punto c’è da parlare dell’altro attore della contesa: i calciatori, appunto. Che tramite il presidente dell’AFE, Luis Rubiales (http://www.telecinco.es/elprogramadeanarosa/entrevistas/entrevista-integra-luis-rubiales-presidente-afp_2_1984005047.html e http://www.abc.es/videos-futbol/20150507/luis-rubiales-vulnerado-nuestros-5354tetknvgg1rgkk25g0omkj.html), hanno dichiarato immediatamente l’avversione al Real Decreto e annunciato lo sciopero del 16 e 17 maggio. E nel caso dei calciatori l’opposizione al progetto non è data soltanto dal non essere stati consultati, ma anche da contenuti specifici del decreto che agli atleti non vanno a genio. Dall’analisi di questi punti vengono fuori delle posizioni che in alcuni casi sono indifendibili. Dal sindacato giungono le legittime richieste di distribuire ai calciatori una maggior quantità di denari della vendita centralizzata, e di effettuare la distribuzione in modo un po’ più equo nei confronti dei calciatori di Segunda.

Ma poi c’è l’opposizione su due punti, che proprio non è possibile condividere. Il primo punto riguarda una più aspra tassazione delle società che gestiscono i diritti d’immagine dei calciatori. Il secondo concerne la norma secondo cui le commissioni agli agenti sulla stipula dei contratti fra calciatori e club debbano essere pagate dai calciatori e non dai club. E quest’ultima dovrebbe essere cosa scontata, ma purtroppo non lo è. Perché l’andazzo odierno dice che a pagare le commissioni agli agenti sono i club, ponendo così le condizioni per una promiscuità di rapporti che inquina l’integrità del calcio. Va a finire che l’agente tratta col club per affermare i diritti del calciatore, ma poi viene pagato dal club per avere prestato quel servizio al calciatore. Una cosa che dovrebbe essere messa al bando ovunque, non solo in Spagna. I calciatori si oppongo a entrambi i punti: rifiutano una più elevata tassazione dei diritti d’immagine, e fanno altrettanto riguardo al principio di essere loro a pagare le commissioni dei loro agenti. E molti fra voi sapranno quanto negativa sia la mia opinione nei confronti del presidente della Liga, Javier Tebas (https://cercandoblivia.wordpress.com/tag/javier-tebas-medrano/http://www.calciomercato.com/news/pippo-russo-la-verita-su-doyen-gli-amici-iberici-e-il-compare-lu-141313).
Ma su questi due punti egli conduce una battaglia sacrosanta. Avrà sbagliato nello stile della conduzione delle trattative, facendo come se la questione della vendita centralizzata dei diritti televisivi e della loro redistribuzione fosse soltanto un interesse dei club. Ma sulla questioni della tassazione sui diritti d’immagine e delle commissioni da pagare agli agenti la ragione sta dalla parte sua, e il torto da quella dei calciatori. Ci pensi bene Rubiales, a difendere certe posizioni. La sua elezione nel 2010 a capo del sindacato calciatori spagnolo venne salutata come un segno di novità (http://elpais.com/diario/2010/03/29/deportes/1269813630_850215.html), sia in termini generazionali che di idee. Ma stavolta il presidente dell’AFE sta difendendo dei privilegi inaccettabili. Cerchi di capirlo in tempo, se non vuole bruciare il capitale di prestigio fin qui guadagnato sul campo.

Pippo Russo
@pippoevai