2
Continua lo scambio di serenate. Da oltre due mesi è ufficialmente scoppiato l’amore tra Joseph Blatter e Vladimir Putin, due fra i più grandi autocrati della contemporaneità che non si lasciano sfuggire la minima occasione per scambiarsi carinerie. L’ultimo cioccolatino è stato donato dal colonnello, che da presidente della Fifa dimissionario ma non ancora dimesso ha indicato il campionato russo come modello da seguire, riguardo il limite all’impego in campo di calciatori stranieri da parte dei club (LEGGI QUI). Un messaggio che ha un destinatario ben preciso, e costituisce un avvertimento in vista del voto per il rinnovo della presidenza Fifa che si terrà l’anno prossimo.

Ma prima di chiarire la tesi riepiloghiamo le puntate precedenti, affidandoci a ciò che su Calciomercato.com è stato scritto nelle scorse settimane a proposito della liaison tra Blatter e Putin.

Il primo passaggio è stato illustrato in un articolo pubblicato il 25 giugno (LEGGI QUI). Si era a quasi un mese di distanza dal blitz comandato dal FBI a Zurigo e dalla rielezione di Blatter con annuncio quasi immediato di dimissioni. Dimissioni non rese effettive, tuttavia. E a ricordarcelo provvide l’esternazione del ministro degli Esteri russo, Vitaly Mutko. Questi, nel corso di una conferenza stampa, affermò che Blatter avrebbe partecipato al sorteggio per la composizione dei gironi eliminatori del mondiale di Russia 2018, fissato per il 25 luglio a San Pietroburgo. Mutko rimarcò il concetto, sottolineando che non vedeva alcun motivo per il quale Blatter non dovesse essere presente alla cerimonia. A noi di Calciomercato.com parve un messaggio politicamente significativo, e invitammo a non sottovalutarlo. Soprattutto tenendo conto del fatto che i russi non vogliono veder proiettare la minima ombra riguardo all’assegnazione del 2018, rispetto alla quale Blatter fa da garante.

Il secondo passaggio è stato illustrato in un articolo del 28 luglio (LEGGI QUI), dedicato a una sparata putiniana da bar sport: la proposta di assegnare a Blatter il Premio Nobel. Nessun accenno su quale fosse la categoria di Nobel da assegnargli, uno qualsiasi poteva andar bene. E al di là della palese sciocchezza pronunciata dal presidente russo, l’episodio è stato un altro segnale dell’alleanza fra Putin e Blatter.
E infine è arrivata la dichiarazione di Blatter, che fa l’elogio del modello russo in materia di tesseramento e impiego dei calciatori stranieri nel campionato nazionale. Un elogio che fra l’altro è coerente con un vecchio pallino del colonnello: quello di fissare un numero minimo di calciatori “selezionabili” da impiegare per l’intera durata di ciascuna partita di campionato. La formula magica è “6 + 5”, cioè sei calciatori indigeni (o comunque selezionabili dalla rappresentativa nazionale della federazione cui il torneo fa capo) e cinque stranieri. Una misura da porre a salvaguardia delle nazionali, che così si vedrebbero garantito un bacino di calciatori cui attingere per formare le squadre. E a dire il vero le regole della Premier League russa si discostano leggermente rispetto al modello vagheggiato da Blatter, perché il numero obbligatorio di calciatori selezionabili è cinque. Ma si tratta comunque di una buona approssimazione, dal punto di vista di Blatter. Soprattutto, conta il fatto che Blatter torni a utilizzare un tema che in passato ha messo in grande imbarazzo l’attuale candidato numero uno alle prossime elezioni Fifa: Michel Platini.

Molti ricorderanno che fino a non più di cinque anni fa Blatter andava concionando a proposito della necessità di imporre il “6 + 5” nei campionati nazionali per club. Il colonnello parlava al mondo ma si riferiva soprattutto all’Europa, e segnatamente ai tornei dei paesi dell’area UE. Che dopo il pronunciamento della Sentenza Bosman hanno visto rimuovere ogni limitazione al tesseramento e all’impiego in campo di calciatori titolari di una nazionalità comunitaria. In questi tornei il “6 + 5” è semplicemente inapplicabile, anche perché per la legislazione comunitaria il concetto di “straniero” (inteso come “cittadino portatore di una cittadinanza nazionale altra”) non esiste più. A tanto attivismo blatteriano corrispondeva la prudenza di Platini. Che sul tema non è mai andato esplicitamente in contrasto con Blatter, ma al tempo stesso ha dovuto in questi anni tenere a bada le istituzioni comunitarie. Ben consapevole di quanto il suo predecessore, Lennart Johansson, avesse bruciato il credito personale e quello dell’Uefa andando verso uno scontro suicida in occasione del caso Bosman. Sicché, quando infine Blatter comprese che fosse inutile insistere su questo terreno, fu proprio Platini il primo a provare sollievo.

Adesso invece il colonnello torna alla carica sul tema del “6 + 5”. E sa bene che questo modello può essere applicato in Russia perché si tratta di un paese esterno all’UE, ma non nei paesi della Comunità. Ma ciò che conta è il messaggio. Il colonnello non si ricandiderà, ma ciò non significa che abbia intenzione di farsi da parte. Il suo potere è ancora enorme. Certo più che sufficiente per condizionare il percorso elettorale. Tanto più se al suo fianco c’è uno degli uomini più potenti del mondo, leader del Paese che organizzerà i prossimi mondiali. Saranno mesi lunghissimi, quelli che porteranno all’elezione del nuovo presidente Fifa.

Pippo Russo
@pippoevai