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Nove secondi di partita. Chi cerca l’essenziale nel calcio televisivo provi a scanalare attraverso l’offerta in chiaro delle tv spagnole per la stagione che va a iniziare. Magari cambierà idea a proposito di rapidità delle sintesi, e apprezzerà un po’ più la lentezza. Perché un conto sono gli highlights, altro cosa sono i flash pallonari che fanno appena in tempo a impressionare la retina e già sono svaniti. Esattamente ciò che, salvo contrordini, si vedranno presentare i telespettatori spagnoli durante la stagione calcistica in partenza a fine mese. Nel caso in cui non si sintonizzassero sui canali della tv di stato (RTVE), assisteranno a una spremuta d’immagini in cui forse si riuscirà appena a vedere il gol dal momento in cui viene scoccato il tiro vincente e nulla più. E sarà anche vero che il gol sia l’essenza del calcio, ma c’è pure tutto un contorno da cui viene distillato e che non andrebbe perso di vista. Ché altrimenti quella scarica di pallonate in rete diventa un meccanismo d’alienazione per il telespettatore.

A rendere nota la questione è stato, fra gli altri, un articolo pubblicato dal quotidiano Gol (LEGGI QUI), e dedicato all’asta bandita per l’assegnazione dei diritti di trasmissione in chiaro degli highlights relativi alle partite della Liga e della Copa del Rey. L’offerta vincente, secondo quanto hanno stabilito la Liga e il Consejo Superior del Deporte, è stata quella di RTVE, che si è così aggiudicata il diritto di trasmettere senza limitazioni il materiale audiovisivo. E fin qui è tutto nella norma. Ciò che invece va fuori norma è il tempo assegnato alle emittenti non assegnatarie. A queste viene consentito un diritto di cronaca da 90 secondi. Non per ciascuna gara, ma per l’intera giornata di campionato. E considerando che ogni giornata di campionato mette in calendario 10 partite, ecco che a queste emittenti è consentito di trasmettere highlights per una media di 9 secondi a partita. Una cosa tra il ridicolo e l’aberrante.
Ovvio che le concorrenti di RTVE non l’abbiano presa bene. Fra queste si è mobilitata soprattutto Mediaset España, che ha immediatamente protestato utilizzando argomenti di diverso tipo. L’emittente privata si appella al danno arrecato agli utenti, che si vedono di fatto negata una pluralità di scelta, e alla limitazione della libertà d’informare che viene posta alle emittenti non esclusiviste dei diritti sugli highlights. Mediaset sottolinea inoltre che RTVE ha utilizzato denaro pubblico nell’aggiudicarsi il pacchetto in questione, ciò che lederebbe le condizioni di equa concorrenza. E dovendo giudicare gli argomenti d’opposizione, quest’ultimo è il più debole. Non tanto perché non sia valido in sé, quanto perché insiste su una condizione del mercato televisivo nazionale che era preesistente sia alla singola asta che a tutte le altre situazioni in cui la RTVE si trovi a competere con emittenti private. Accorgersi di ciò soltanto dopo l’esito sfavorevole di un’asta non è una gran cosa. Sono invece legittimi gli altri due argomenti, e una volta di più pongono la questione della libertà nella produzione dei contenuti televisivi legati ai campionati di calcio e della loro gestione. E soprattutto è legittima la protesta contro l’insensatezza di questo modello di regolazione per l’emissione delle immagini. Perché ci si potrebbe trovare davanti a situazioni quasi tragiche. Provate a immaginare il povero telespettatore che tenti di vedere gli highlights di una giornata di campionato in cui vengano segnati più di 30 gol: che significa meno di 3 secondi d’immagini televisive per ogni marcatura. Peggio della Cura Ludovico.

Pippo Russo
@pippoevai