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Sparare sul bersaglio facile. È uno degli sport italiani preferiti, e perciò non vi si poteva sottrarre Aurelio De Laurentiis. Uno cui piace tanto fare l’americano, ma che poi nei fatti si rivela italiano al centouno per cento. Commentando la figuraccia cinese della Lega di Serie A, rimediata in occasione della gara di Supercoppa tra Juventus e Lazio, il proprietario e presidente del Napoli ha pronunciato parole soavi nei confronti del presidente di Lega, Maurizio Beretta. Definito “un incapace al guinzaglio di Lotito”, al culmine di una serie di critiche sul modo in cui l’intera operazione cinese è stata condotta. E francamente non è stata una gran figura, quella rimediata del nostro ADL. Per più di un motivo.

Innanzitutto c’è che a proposito di figuracce cinesi ADL potrebbe dare lezioni. Tre anni fa, si era a Pechino anziché a Shanghai, dopo una gara tumultuosamente persa 4-2 contro la Juventus diede ordine ai suoi di non presentarsi sul podio della premiazione. Una cosa mai vista, un’esemplare dimostrazione di sportività. Per di più su un palcoscenico internazionale, giusto per farla intera. Ma questo è il meno. Ancor più rilevante è l’uso di parole così sbracate nei confronti di Beretta. E qui non è una questione di caduta di stile, ché tanto una più una meno non fa differenza. Il fatto è che prendersela con Beretta è un’inutile smargiassata, oltreché uno spreco d’energie. Perché da anni il presidente della Lega di Serie A sta lì proprio con questa missione: prendere schiaffi da tutti, e assumere su di sé le colpe collettive del consesso più scassato che la storia dell’umanità ricordi. Uno pagato per farsi di gomma e assorbire col sorriso anche il più infame degli insulti. Il vero signor Malaussene. E mica ce l’hanno tutti un talento così?

La lista degli improperi incassati da Beretta nell’assolvimento di quel ruolo è tale da far capire quanto poco lo possa turbare ritrovarsi accusato d’essere al guinzaglio di Claudio Lotito. E che volete che sia? Son solo parole. Del resto lo stesso Claudio Lotito l’aveva indicato come uno che in Lega “decide zero”. Era accaduto nel corso della famosa telefonata con Pino Iodice, il direttore generale dell’Ischia che aveva registrato la chiamata. Un giudizio per niente piacevole, eppure il Malaussene della Lega non si scompose. Anzi, interpellato a proposito del suo contare zero, rispose che le parole di Lotito erano “un modo spiccio per definire la realtà”, e dunque non era il caso di drammatizzare (LEGGI QUI). E c’è da scommettere che anche stavolta, dovesse essere chiamato a controbattere all’accusa di essere al guinzaglio di Lotito, direbbe che quello di ADL è stato solo un modo spiccio per definire la realtà. Del resto, a oltre ventiquattro ore dall’esternazione di ADL il presidente della Lega continua a tacere. Da buon Malaussene.
Ma allora cosa rimane delle parole di De Laurentiis? Nulla, a parte l’elusione che si portano dietro. E di elusione si deve parlare, guardando al contenuto di quelle parole. Perché ADL, prendendosela con Beretta, fa la figura di chi guarda il dito anziché la luna. Allo stesso modo, lui si scaglia contro il presidente della Lega anziché farlo contro il guinzaglio e chi lo regge. Forse perché non può farlo. E forse perché a costruire quel guinzaglio ha contribuito pure lui, così come a porre una condizione per cui quel guinzaglio sia nelle mani di Lotito. Ma sì, caro ADL, meglio prendersela col Malaussene Beretta piuttosto che guardare alle proprie insipienze.

P.S. Pare che la Procura federale abbia aperto un fascicolo sulle parole di ADL. Se ne occuperà il procuratore Stefano Palazzi, reduce dalle proposte di pena contro il Catania e i suoi dirigenti riguardo allo scandalo delle partite comprate. E con uno così c’è da perdere il sonno.

@pippoevai