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Un addio lunghissimo. Joseph Blatter ha annunciato le dimissioni il 2 giugno, soltanto quattro giorni dopo una rielezione avvenuta a dispetto dello scandalo scoppiato a congresso in corso. E da allora, a nemmeno un mese di distanza, quelle dimissioni sono rimaste a tali: annunciate. Con persino qualche ipotesi di ripensamento da parte del presidente-quasi-dimissionario (leggi QUI), sulle cui intenzioni di mollare la poltrona è stato seminato più di un dubbio durante le scorse settimane. E adesso questi dubbi vengono rafforzati da una notizia diffusa nelle scorse ore attraverso. Essa riguarda l’annunciata partecipazione del colonnello al sorteggio per la composizione dei gironi eliminatori dei Mondiali 2018, da disputarsi in Russia (clicca QUI). 

L’appuntamento è per il 25 luglio a San Pietroburgo, allorché i rappresentanti delle 209 federazioni affiliate alla Fifa si raduneranno per celebrare la prima tappa ufficiale del mondiale che si celebrerà fra tre anni. La lettura della notizia provoca, più che disgusto, un senso di straniamento. Perché basta ragionarci su un attimo per scoprire che quella appena riportata è una non notizia. Nel senso che, in termini formali, non vi è un solo motivo per il quale Blatter non debba partecipare al sorteggio del 25 luglio. E qui non si tratta di tirare in ballo giudizi di carattere morale, o di fare appello allo scandalo che ha definitivamente trascinato nel discredito la Fifa. Piuttosto, si fa una considerazione legata al ruolo tuttora ricoperto dal colonnello: il presidente della Fifa in carica continua a essere lui, e di conseguenza toccherà a lui presiedere la tappa d’avvio di Russia 2018. Che fra l’altro è una delle edizioni sotto investigazione, e nelle ore più convulse dello scandalo era stata al centro di una retorica da Guerra Fredda, utilizzata dai vertici del regime putiniano nei confronti di una sorta di “imperialismo investigativo” statunitense (I DETTAGLI). 
Ciò che ha fatto della Russia uno dei pochi difensori di Blatter nei momenti più roventi dello scandalo. In questo senso, non è un caso che a annunciare la partecipazione di Blatter al sorteggio di San Pietroburgo sia stato il ministro degli Esteri russo, Vitaly Mutko. Che dal canto suo ha tenuto a specificare la non notizia: certo che Blatter parteciperà il 25 luglio, così come lo saranno tutti i componenti dell’esecutivo Fifa. Quantomeno quelli a piede libero, verrebbe da aggiungere. Le parole di Mutko suonano come una messa sotto tutela di Blatter da parte dello zar Putin. Un segnale politico forte, il cui significato va oltre la tappa del sorteggio, e ci dice che col passare dei giorni e dando per scontata la fine del regime del colonnello svizzero si sta ottenendo l’effetto contrario: una silenziosa normalizzazione. Blatter è ancora lì, a giovarsi del fatto che il clamore intorno allo scandalo si sia momentaneamente abbassato. Il nuovo congresso rimane un’indicazione vaga, e i nomi dei possibili successori sembrano lanciati sulla scena apposta per essere bruciati dalla lunga attesa. Stiamo respirando a pieni polmoni un tanfo di Ancien Regime mai abbattuto, convinti che la rivoluzione fosse sul punto di essere celebrata. E almeno la non notizia è servita a questo: a farci scoprire che tutte le leve del potere calcistico mondiale continuano a essere saldamente fra le mani dell’autocrate. Così come le palline. Quelle del sorteggio, ovviamente.

@pippoevai