Un punto a favore delle TPO. È quello fatto segnare attraverso un parere emesso dalla Comisón Nacional de los Mercados y la Competencia (CNMC LEGGI QUI), secondo il cui parere il divieto posto dalla Fifa alle TPO attraverso l’ormai famosa circolare 1464 del 22 dicembre 2014 (CLICCA QUI) è lesivo per le attuali condizioni economiche del calcio spagnolo (CLICCA QUI). E che di conseguenza il recepimento da parte della federazione calcistica spagnola (RFEF), effettuato lo scorso 28 gennaio, rischia di dar luogo a profili di incostituzionalità. Il parere della CNMC è datato 2 luglio, ma è stato reso noto due giorni fa. E ciò ha dato ulteriore energia alle ragioni di quanti si stanno battendo contro i tentativi di regolazione economico-finanziaria del mercato calcistico. Per costoro si tratta di un’altra notizia positiva, dopo quella riguardante l’inceppamento del meccanismo che regola l’applicazione del Fair Play Finanziario (CLICCA QUI), e in attesa della sentenza che il Tribunale di Prima Istanza di Bruxelles emetterà il 24 luglio su un ricorso Doyen contro la circolare 1464 (LEGGI QUI). Dunque ci sarebbe da registrare un vento favorevole al ruolo dei fondi d’investimento e alle TPO/TPI nel calcio. Noi di Calciomercato.com ne prendiamo atto, senza smettere di mantenere una posizione contraria alla finanziarizzazione del calcio e alla riduzione dei calciatori al profilo di asset finanziari. Ma lo facciamo confrontandoci sugli argomenti. Per questo riportiamo per primi in Italia la notizia del parere emesso dal CNMC.

Ma prima di fare considerazioni sul parere della CNMC, bisogna fornire alcuni dati preliminari. Partendo dall’illustrazione di cosa sia la CNMC: un organo pubblico creato nel 2013, che fa capo al Ministerio de la Economia y Competitividad ma comunque indipendente. In qualità di soggetto chiamato a vigilare sulle condizioni della concorrenza nei mercati spagnoli, la CNMC è stata interpellata dalla Liga spagnola, strenua sostenitrice di fondi e TPO/TPI attraverso il proprio presidente Javier Tebas Medrano (CLICCA QUI), con l’appoggio del Consejo Superior de Deportes (CSD, CLICCA QUI). Quest’ultimo è un organismo sottoposto alla presidenza del governo spagnolo, che non ha un omologo nell’ordinamento italiano e designa la diretta dipendenza dello sport nazionale dalle politiche governative. Il presidente in carica del CSD è Miguel Cardenal (CLICCA QUI), un giuslavorista basco legato al Partido Popular del primo ministro Mariano Rajoy e da quest’ultimo nominato a capo del CSD. Ultima annotazione: quando ne ha avuto occasione, Cardenal non ha mancato di manifestare un cauto sostegno al ruolo dei fondi d’investimento nel calcio (CLICCA QUI).

Per quanto riguarda il parere emesso dalla CNMC, esso è riportato integralmente dal sito Iusport.com (CLICCA QUI, pdf scaricabile qui CLICCA QUI). La posizione avversa alla proibizione è motivata essenzialmente dal fatto che essa vada a ledere l’attuale struttura del mercato economico-finanziario del calcio spagnolo. Una situazione in cui, per grossa parte dei club spagnoli, il ricorso alle “fonti alternative di finanziamento” appare una soluzione inevitabile. E sulla scorta di questa presa d’atto la CNMC confuta tutti gli argomenti esposti da Fifa, Uefa e RFEF a sostegno della messa al bando di fondi d’investimento e TPO/TPI. Usando delle contro-argomentazioni che, invero, non sempre paiono convincenti. A partire da quel riferimento, ormai di maniera, al principio di libera circolazione delle persone e dei capitali la cui attinenza a operazioni di cartolarizzazione di esseri umani pare forzosa. Ma si tratta di argomenti la cui analisi andrebbe approfondita in sedi specialistiche, e rispetto alle quali è giusto sospendere l’analisi in questa sede. Piuttosto, c’è un passaggio preliminare al parere emesso dalla CNMC, la cui sostanza lascia intravedere una presa di posizione della commissione molto meno nettamente schierata dalla parte di fondi e TPO/TPI di quanto sembri. Il passaggio si trova a pagina 6 del documento, primo capoverso del paragrafo intitolato “Valoracion general”. Lo riporto dapprima in lingua originale:

En primer lugar, procede aclarar que la CNMC elabora este informe desde la óptica de regulación económica eficiente y promoción de la competencia. En ningún caso, se está llevando a cabo un juicio de si la medida analizada debe ser eventualmente considerada una conducta prohibida por restringir o falsear la competencia.

Provo a districarmi nel giuridichese, per di più espresso in lingua straniera, e do la mia (fallibilissima) interpretazione: la CNMC mette in chiaro che questo parere parte “dall’ottica della regolazione economica efficiente e della promozione della concorrenza”, e che in nessun caso “si conduce un giudizio sul fatto che la misura analizzata” (cioè, la circolare 1464) “debba essere considerata una condotta proibita perché restringe o falsa la concorrenza”. Cosa significa? Significa che la CNMC non prende in considerazione la circolare 1464 come un atto lesivo della concorrenza. Piuttosto, se ne valuta negativamente l’impatto su un livello di “regolazione economica efficiente”. Un concetto che sembra rimandare al “grado possibile di regolazione e concorrenza in una situazione data dei mercati”, non al “grado ideale di regolazione e concorrenza dei mercati”. Si intravede, sullo sfondo, il dilemma di sempre a proposito dei mercati concorrenziali e della loro regolazione: bisogna tendere alla concorrenza perfetta (condizione ideale ma puramente di scuola), o a quella (molto imperfetta) che i mercati riescono a darsi nelle situazioni concrete? Ho l’impressione che, con questo passaggio preliminare, la CNMC abbia voluto mettere in chiaro una posizione “relativamente favorevole” a fondi d’investimento e TPO/TPI. Una posizione che, al tempo stesso, sospende il giudizio sulla 1464 quale strumento che “in termini assoluti” leda la concorrenza. Sottigliezze da giuristi, si dirà. Ma è proprio su queste che si gioca le partite decisive. Compresa quella che riguarda la finanziarizzazione selvaggia del calcio globale.

@pippoevai