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A margine della trattativa sulla possibile cessione del Milan, in questi giorni il pubblico italiano sta facendo conoscenza di un soggetto fin qui noto soltanto a un ristretto nucleo d’analisti dell’economia globale del calcio: il fondo Doyen Sports Investments (nella foto di record.pt l'amministratore esecutivo Nelio Lucas), che è parte in causa nella trattativa tra Silvio Berlusconi e Bee Taechaubol. Nel raccontare la trattativa, la stampa ufficiale sta dando una rappresentazione molto parziale e fuorviante a proposito di cosa sia Doyen Sports Investments e di quali siano i suoi reali interessi e le sue logiche d’azione. Per questo motivo Calciomercato.com ha deciso di raccontare a puntate una controstoria di Doyen Sports Investments, affidandola al massimo esperto italiano in materia di economia parallela del calcio globale. Questa è la prima puntata di una lunga serie.
 
È ottobre 2011 quando per la prima volta il nome di Doyen fa la sua prima apparizione pubblica. E il modo e le circostanze sono talmente clamorosi da richiamare l’attenzione persino della sonnolenta stampa italiana (http://www.lastampa.it/2011/10/21/sport/calcio/un-fondo-mette-le-mani-sulla-canteraspagna-ipotecati-i-futuri-campioni-tyINksdVljng9dtgwhV2SO/pagina.html), nota per arrivare regolarmente con almeno un paio d’anni di ritardo nel rilevare i fenomeni politico-economici che contano nei processi di trasformazione del calcio globale. La notizia giunge dalla Spagna e parla di un fondo d’investimento che da un giorno all’altro marca una presenza pesante nel mondo del calcio nazionale. Lo fa in modo esplicito, ma anche conducendo operazioni sottotraccia. La parte visibile di questa entrata in scena è la sponsorizzazione di alcune squadre della Liga. La scritta Doyen Group viene impressa sulle divise di Atletico Madrid, Getafe e Sporting Gijon. Gli spazi occupati nelle mute da gioco sono piccoli e periferici: sul retro della maglia in basso sotto il numero, o sulle maniche, o addirittura sul retro dei pantaloncini. I giornali informano che si tratta di accordi temporanei e di relativo impegno finanziario, e aggiungono ulteriori notizie come si può leggere nell’articolo pubblicato giusto in quei giorni da El Pais (http://elpais.com/diario/2011/10/19/deportes/1318975211_850215.html).

Innanzitutto, viene riferito che numerosi altri club spagnoli hanno ricevuto offerte da Doyen. Ma la voce più allarmante riguarda il fatto che il fondo d’investimento starebbe rastrellando i diritti economici sui calciatori più promettenti delle canteras spagnole. Un’Opa sul futuro del calcio nazionale fatta a prezzi stracciati. È ciò che riferiscono voci dissidenti all’interno dello Sporting Gijon, club che giusto in quei giorni si caccia in una spirale della dipendenza economica da cui non è più venuto fuori. È dalla comunità del club asturiano che si levano le voci più critiche verso l’ingresso del fondo nell’ambiente calcistico spagnolo e le conseguenze che ne possono derivare. Un blog di tifosi sportinguisti accoglie la novità con una formula tanto ironica quanto amara: “Sono arrivati i Compro Oro del calcio” (http://srsportinguista.blogspot.it/2011/10/doyen-group-llega-el-compro-oro-del.html). E in effetti la situazione di molti club spagnoli è la medesima delle famiglie costrette a vendersi i preziosi per finanziare la spesa corrente. Sempre dall’articolo del Pais si scopre che la cifra di sponsorizzazione garantita allo Sporting Gijon è di 150 mila euro. Pochissima roba, eppur ossigeno per un club che versa in situazione molto critica. Emergono anche i primi nomi di calciatori finiti nell’orbita del fondo. Fra questi c’è un giovane del Getafe, classe 1989: Ruben Perez Del Marmol. Sì, proprio quel bidone che è sbarcato nell’estate del 2014 al Torino per poi essere rispedito in Spagna a gennaio dopo aver giocato in granata soltanto sei spezzoni di partita.

Nel sito ufficiale di Doyen il suo profilo è in bella mostra fra i calciatori della scuderia. E infatti il centrocampista spagnolo trova sempre una squadra, nonostante il fatto che a 26 anni ormai compiuti il suo talento rimanga mediocre. Guarda caso, viene piazzato in club vicini a Doyen o che con Doyen fanno affari. Il Betis Siviglia, l’Elche, il Toro che a fine agosto 2014 cede Cerci all’Atletico Madrid (club doyeniano di ferro), e infine il Granada della famiglia Pozzo che col fondo d’investimento in questione intrattiene solidi affari, attraverso il presidente del club nonché uomo di fiducia della famiglia d’imprenditori friulani: Quique Pina, personaggio “variegato” che ricorrerà spesso in questo articolo e in alcuni fra i prossimi. A ogni modo, al Granada Ruben Perez ha fatto in tempo a contribuire alla ormai quasi certa retrocessione in Segunda. Poi a fine stagione tornerà all’Atletico Madrid, che per prestarlo al Toro ha incassato mezzo milione di euro la scorsa estate (fonte Transfermarkt: http://www.transfermarkt.it/ruben-perez/profil/spieler/113045#subnavi). Strane storie di calciomercato, che però servono parecchio a chiarire le idee a proposito dei famosi “calciatori portati da Doyen”.

Ce n’è di ottimi, di buoni e di scadenti o pessimi. Si tratta soltanto di capire se il fondo punta su un club o piuttosto lo usa per far girare valori tecnici e economici. In questo senso, club come l’Atletico Madrid e il Porto sono ottime vetrine sia per i calciatori targati Doyen che per la propaganda al modello delle Third Party Ownership (TPO) applicato al calcio. Cioè il modello che la Fifa ritiene di aver messo al bando e che invece le TPO aggirano comprando i club. Quando a ottobre 2011 Doyen fa la sua apparizione nel calcio spagnolo gli interrogativi cominciano a circolare, e le risposte arrivano lentamente intanto che il fondo si espande. Da più parti si parla di connessioni col superagente portoghese Jorge Mendes, e in effetti fra Doyen e Gestifute ci sarà un lungo rapporto di partnership che verrà rotto soltanto nella seconda metà del 2014. Ma un passo avanti nella ricerca della verità lo compie quasi subito, e ancora una volta ne è protagonista El Pais scovando informazioni (http://elpais.com/diario/2011/10/21/deportes/1319148015_850215.html) sulla ripartizione del Doyen Group specificamente dedicata allo sport, la Doyen Sports Investments (DSI). Una società che ha sede legale a Malta, cioè il paese che dopo l’ingresso nei ranghi dell’UE nel 2004 si è candidato a essere la Svizzera del Mediterraneo, offrendo condizioni frendly quanto a diritto societario e segreto bancario. Lì la DSI viene creata da un ticinese che si chiama Claudio Tonolla. Dirigente della Credence Corporate and Advisory Service, società con sedi a Malta e a Milano, Tonolla è un esperto in materia di costituzione di fondi d’investimento e agenzie di scommesse online. Su questo promiscuo groviglio fra calcio, finanza e betting online ha scritto uno splendido reportage il blogger brasiliano Leandro Demori (http://impedimento.org/fabrica-de-santos/) la cui lettura dovrebbe essere obbligatoria presso tutte le scuole di giornalismo, oltreché nelle distratte redazioni sportive dei nostri quotidiani. Quella è la traccia di partenza, e da lì si sviluppa il resto dell’inchiesta che viene condotta anche qui.

Ma intanto cosa accade ai club spagnoli, dopo quell’improvvisa apparizione di Doyen nell’ottobre 2014? Alcuni, come Atletico Madrid e Siviglia, hanno relativamente beneficiato del rapporto col fondo d’investimento. Di buono ci sono i risultati sportivi. Di pessimo c’è che i calciatori sotto controllo di Doyen, chissà come mai, tendono a non rimanere dopo aver disputato delle buone stagioni. E i proventi delle cessioni vanno soltanto in parte nelle casse dei club, che continuano a dibattersi in difficili condizioni economiche. Per gli altri club, invece, la condizione di dipendenza finanziaria s’avvita a spirale. E ancora una volta è il caso dello Sporting Gijon a fare scuola. Precipitato in Segunda al termine della stagione 2011-12, lo Sporting si trova in grave difficoltà dopo aver contratto con DSI un prestito da 2,5 milioni. Non riesce a restituirlo, e nell’estate del 2013 la stampa locale ipotizza che in vista della scadenza del prestito fissata per il successivo novembre il club sia costretto a cedere uno dei suoi calciatori migliori, Roberto Canella (http://www.lne.es/deportes/2013/08/13/sporting-vender-canella-pagar-doyen/1455051.html). E in effetti nell’estate del 2014 Canella passa al Deportivo La Coruña, club storicamente vicino a Jorge Mendes, quando ancora i rapporti fra lo squalo portoghese e DSI reggono. Ma ovviamente si tratta di coincidenze, ci mancherebbe altro. Resta il fatto che la situazione debitoria del Gijon peggiora senza sosta. Le ultime notizie, risalenti allo scorso aprile, parlano di un debito da 30,5 milioni (http://asturias.eldesmarque.com/sporting/noticias/8039-la-deuda-del-sporting-de-gijon-asciende-a-30-5-millones-de-euros).

 
Quello con Doyen è salito del 20% toccando quota 3 milioni (http://futbolfinanzas.com/el-maximo-accionista-del-sporting-de-gijon-llega-a-un-acuerdo-para-la-venta-de-sus-acciones/). I tifosi biancorossi sono mobilitazione permanente per evitare lo sfascio del loro club, e rendono pubblico il loro dramma attraverso il sito Tu fe nuca decaiga (“Non lasciar morire la tua fede” http://www.tufenuncadecaiga.org/). Una lettura istruttiva, specie per quelle schiere di mollicci tifosi italiani che continuano a aspettare un finanziatore purchessia senza chiedersi di chi si tratti, cosa voglia fare e quale sia la provenienza dei suoi denari. Intanto continuano le manovre per trovare acquirenti per il club asturiano. Lo scorso dicembre si diffonde la voce di un interessamento del gruppo inglese Solver Sports Capital, di cui nulla si sa se non che il suo rappresentante in Spagna si chiama Omar Zeidán. Chi è costui? Presto detto: si tratta di un  uomo di fiducia di Quique Pina. Sì, proprio il presidente e plenipotenziario del Granada per conto della famiglia Pozzo (http://granadacf.ideal.es/noticias/201412/03/omar-zeidan-grupo-inversor-20141203095523.html). Quanti pericolosi intrecci, nella Spagna dominata dai fondi d’investimento e dagli gnomi del sottobosco calcistico.

(1. continua)

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