Confesso di avere una passione per il Chievo. Passerei interi pomeriggi a consultare su Transfermarkt la pagina del club veronese, mi ci perderei fino a trascurare ogni altra incombenza di giornata. E non è una questione di tifo. C'è che mi cattura l'alone di mistero sprigionato dalle schede di alcuni calciatori passati da lì, intanto che sento montare un senso di straniamento. Ma chi sarà questo qui? E com'è che non l'ho mai sentito nominare? Non c'entra soltanto la passione per il calcio. È molto di più. È la stessa forza magnetica che cattura gli archeologi e fa abbracciare loro la missione d'andare a scoprire le civiltà più remote. Si parte da uno scarno reperto, addirittura da frammento fossilizzato, e da lì si comincia a ricostruire fin nelle minuzie la vita quotidiana di comunità estinte. Esattamente ciò che succede a me quando m'imbatto nei link di calciatori transitati dal nostro calcio tra l'indifferenza generale e poi andati via, insalutati ospiti. Incontro il loro mistero e comincio a farmi delle domande. Costui sarà stato ambidestro? Agile o forte fisicamente? Aveva tatuaggi e una fidanzata da rotocalchi? Guidava un SUV o s'accontentava di una Punto bianca modello bidet? E forse mangiava da solo tutte le sere in trattoria, perché pure i compagni si chiedevano chi diamine fosse quello lì che come loro indossava il fratino in allenamento?

Ecco, sono questi gli interrogativi che ogni volta mi fregano. E fra tutte le squadre che me li suscitano il Chievo vince per distacco. Un campionato a sé. E certo alcuni episodi sono noti e persino romanzeschi, roba da imbastirci un bel docu-fiction su Calcio & Paranormale. Per esempio, prendete il caso di un calciatore che prima di partire per le vacanze nel suo paese ha un dato nome e una data età, ma poi torna dalle vacanze con un nome diverso e quattro anni in più sulla d'identità. Succede solo al Chievo, dove nell'estate del 2002 il ventitreenne Eriberto Conceiçao da Silva torna a casa in Brasile per le ferie ma poi quando rimette piede in Italia si chiama Luciano Siqueira de Oliveira e ha 27 anni. E succede solo al Chievo che in un giorno di fine luglio, mentre esplode l'ennesimo calcioscommesse italiano, il club si ritrovi deferito per responsabilità oggettiva a causa dell'agire d'un tesserato il cui tesseramento era ignoto persino a quasi tutti i membri del club. È il 26 luglio del 2011 quando la lettura della lista di deferimenti rende noto che l'A. C. Chievo Verona deve rispondere dei comportamenti del suo tesserato Bettarini Stefano. E lì c'è stato lo smarrimento generale. Stefano Bettarini? Ma non aveva smesso di giocare nel 2005? E mentre si pensa a un errore nel comunicato della Procura Federale arriva, alle ore 18.21, l'imbarazzatissimo comunicato del club veronese. La cui lettura, a quattro anni di distanza, continua a scatenare l'ilarità:

In seguito al comunicato ufficiale della Procura Federale emanato in data odierna che rende noti i nomi di società e giocatori deferiti nell'ambito dell'inchiesta sul calcio scommesse, l'A.C. ChievoVerona, deferita per responsabilità oggettiva, tiene a precisare e spiegare ai suoi sostenitori i motivi di tale deferimento. La società, infatti, è stata deferita per responsabilità oggettiva di Stefano Bettarini, tesserato dal club gialloblù nel 2010 e accusato di mancanza di lealtà sportiva per aver scommesso, da quanto si legge nelle pagine del documento, su due partite (Atalanta-Piacenza e Inter-Lecce). L'A.C. ChievoVerona precisa che l'ex difensore della Sampdoria era stato tesserato nell'ottobre 2010 per una possibile futura operazione promozionale a livello di immagine che prevedeva, tra le varie idee, l'utilizzo di Bettarini in qualche finale di partita o altre attività. Un progetto, comunque, che è rimasto teorico, senza un riscontro oggettivo. 

Un ammirevole esercizio di supercazzola, questa spiegazione sull'ex calciatore tesserato all'insaputa di tutti, con quel passaggio finale sul progetto che "è rimasto teorico senza un riscontro oggettivo" da lasciar stesi per una mezz'ora buona.
Ma non sono soltanto episodi romanzeschi come quelli di Eriberto-Luciano-Mattia-Pascal e Stefano BET-tarini a popolare l'armadio dei misteri in cui sono chiusi i faldoni degli X Files clivensi. Ve ne sono di altri, molto meno noti e perciò capaci d'esercitare su di me un'irresistibile forza d'attrazione. Per esempio, il fascicolo su Alan Hernandez, panamense classe 1992 giunto al Chievo a marzo del 2011. Qualcuno di voi lo ricorda? Io non l'avevo mai sentito nominare, e se non fosse per Transfermarkt non avrei mai saputo del suo passaggio nel nostro calcio. Cosa ha fatto Italia il panamense? Risulta che abbia giocato 33 partite con la Primavera del Chievo nella stagione 2011-12, per poi essere spedito nell'estate 2012 al Vallée D'Aoste. Cioè in Lega Pro, Seconda Divisione. Dove gioca zero partite e già a gennaio 2013 viene rimandato al Chievo. Che a giungo lo rispedisce a Panama. Adesso, all'età di 23 anni compiuti giusto lunedì scorso, gioca nel Chorrillo. Cosa gli ha impedito d'essere all'altezza del calcio italiano? O viceversa, cosa ci avrà visto chi ha pensato di portarlo in Italia?

Interrogativi che non troveranno mai risposta. Come per esempio quelli su Manuel Pamic, difensore esterno sinistro di nazionalità croata, classe 1986.  Nell'estate 2013 il Chievo lo prende dallo Sparta Praga. A Verona gioca tre partite in campionato e tre in Coppa Italia, e a gennaio 2014 viene sbolognato a Siena dove in campionato non disputa una gara manco per sbaglio. Nell'estate 2014 il Siena fallisce, sicché al povero Pamic tocca tornare al Chievo che lo ridà allo Sparta Praga. Dove Pamic, nella prima parte della stagione in corso, continua a non giocare nemmeno per scommessa. Le statistiche dicono che la sua ultima partita ufficiale è datata 8 gennaio 2014: Fiorentina-Chievo 2-0 in Coppa Italia, con Pamic sostituito per infortunio al 40'. Ma dopo oltre un anno senza scendere in campo il croato ha trovato un nuovo ingaggio in Italia, al Frosinone. Tesserato nei giorni scorsi, contratto fino a giugno. Mi vien voglia di mettermi in auto e farmi un viaggetto per andare a vederlo all'opera. Sempre che il Frosinone lo schieri, almeno una volta. 
E cosa dire del polacco Tomasz Kupisz? Un prodigio dell'assenza. Centrocampista di destra, dice Transfermarkt. Qualcuno di voi lo conosce? E sa che fino a qualche giorno fa era tesserato per il Chievo? Classe 1990, nel 2006 approda in Inghilterra al Wigan. Che un po' lo manda a giocare nell'Oldham in League One (3 presenze da due minuti ciascuna, e non sto scherzando), e un po' lo fa giocare nella squadra riserve, fino a che non lo fa esordire in prima squadra. Gioca 27 minuti in Coppa di Lega contro il Notts County e riesce persino a segnare in una gara vinta 4-0. Si tratta della sola occasione in cui mette piede in campo col club inglese. Nell'estate 2013 passa al Chievo, dove in un anno e mezzo gioca ben una partita: Chievo-Inter 2-1, ultima di campionato 2013-14. Lì Kupisz disputa 28 (ventotto!) minuti. E poi basta fino a gennaio 2015, cioè oggi. Quando il club veronese lo cede al Cittadella, ossia l'ultima di serie B. E lì finalmente Kupisz gioca una partita intera. È successo sabato scorso, contro il Modena. Pareggio 1-1, e lui è andato persino in gol. E adesso aspetto di veder piovere rane come nel finale di Magnolia.
La già citata Chievo-Inter 2-1 del 18 maggio 2014 è una gara di portata storica, ma non per il motivo che molti credono. Secondo la vulgata quella partita va ricordata perché è l'ultima disputata in nerazzurro dai mostri sacri argentini Javier Zanetti, Esteban Cambiasso, e Diego Milito. E invece il vero motivo che fa entrare quella gara nella leggenda è la contemporanea presenza in campo del già citato Tomasz Kupisz e di un altro X File clivense: l'argentino Adrian Calello, classe 1987. In quella gara Calello gioca gli ultimi 4 minuti, e sono i soli 4 minuti che gioca in tutto il campionato. Il club veronese l'aveva preso da Siena, dove era passato anche Pamic. Adesso Calello è a Catania, e ha dato il proprio contributo per portare la squadra rossazzurra al penultimo posto in B. Ultima notazione su quel Chievo-Inter: l'arbitro era Manganiello di Pinerolo. Ma vi assicuro che la partita si è giocata al Bentegodi, non in campo neutro nell'Area 51. The truth is out there.

E poi ci sono gli X Files arrivati la scorsa estate. Il brasiliano Edimar Curitiba Fraga. Edimar per gli amici. Per i tifosi del Chievo non saprei, dato che in campo non l'hanno quasi visto. Per lui solo 9 minuti, gli ultimi di Roma-Chievo 3-0 dello scorso 18 ottobre. E anche quella è una gara da segnare sul calendario, dato che altri due X Files sono scesi in campo sul versante giallorosso: l'argentino Leandro Paredes e il turco Salih Uçan. Edimar negli ultimi anni era rimbalzato fra i portoghesi del Rio Ave, che un articolo sul sito di Eurosport definisce "il Mendes FC", e i rumeni del Cluj Napoca, altro club mendesizzato con buona colonia portoghese. Nei giorni scorsi il Chievo, dopo averlo spremuto in quei 9 minuti dell'Olimpico, l'ha mandato in Spagna al Cordoba. Dove è approdato anche Bebé, un super-bidone targato Jorge Mendes. Ma sono solo coincidenze. L'altro fenomeno paranormale arrivato nell'estate 2014 è il francese Thomas Mangani, ventisettenne centrocampista  Thomas Mangani, svincolato dal Nancy. L'amico Paolo Bartolucci, giornalista francese, lo ha definito "un calciatore come se ne trova a centinaia, in Francia o altrove". E qualcuno dirà che questa è solo un'opinione. Poi però ci sono i fatti. E i fatti dicono che in questo campionato Mangani ha giocato soltanto 45 minuti. Il primo tempo della prima di campionato disputata dal Chievo contro la Juventus. Da lì in poi, stop. Lo rivedremo in campo da qui a fine stagione?

Interrogativi che lascio volentieri agli agenti Mulder e Scully. E lascio da parte pure un caso bello tosto come quello di Yohan Tavares, arrivato nell'estate 2013 come Kupisz e rispedito in Portogallo dopo nemmeno un mese, in pieno ritiro precampionato. Contratto firmato e rescisso in meno di un mese. Magari ne riparlerò un'altra volta, perché questo è un caso che merita particolare attenzione. Preferisco chiudere ponendo a me stesso un interrogativo, dopo averne disseminati così tanti: e se mandassi un curriculum al Chievo per essere tesserato pure io? Dico sul serio. Potrei prestarmi a "una possibile futura operazione promozionale, anche senza un riscontro oggettivo". E mi sarebbe utile per rimettermi un po' in forma, sicché mi presterei pure a fare il torello fisso in allenamento. Prometto di non fare storie se vengo spedito regolarmente in tribuna come Kupisz. Pretendo una sola cosa: che il catering del buffet durante l'intervallo sia decente. Almeno su quello non transigo, e che diamine!

Pippo Russo