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Un effetto sicuro, la defenestrazione di Sarri con la fulminea panchina a Pirlo, l’ha avuto. Immediatamente, nessuno ha più parlato dell’ invereconda eliminazione della Juve da parte del Lione. Dopo poche ore da quella fatidica serata, di colpo sembrano passati mesi. Chi se la ricorda più quella partita? Tutti, tifosi, giornalisti, addetti ai lavori, si sono buttati a parlare di questa scelta, che per il contenuto e per la rapidità non ha precedenti.
Vediamo i punti principali delle varie argomentazioni.

1) Un azzardo. Pirlo non è paragonabile ai vari Zidane o Guardiola, promossi allenatori e divenuti subito vincenti. Lo è solo perché è stato un campione come loro, ma non ha allenato nemmeno un minuto. Gli altri invece, almeno un anno, nelle seconde squadre del Real e del Barcellona lo hanno fatto. Ci sarebbe anche una seconda differenza, aggiungiamo noi: quei Real e Barcellona non assomigliavano nemmeno lontanamente alla discutibile Juve di oggi.

2) E’ un genio. Questo ha, in pratica, detto Ulivieri, Presidente dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio e Direttore della Scuola Allenatori di Coverciano, di Pirlo, dopo averlo avuto tra i suoi allievi: “E’ uno dei più profondi conoscitori del gioco del calcio al mondo. Parlo di conoscenze tecniche, da allenatore. Attento, acuto, anche nell’analizzare possibili strumenti di un calcio proiettato al futuro.” Proiettato al futuro, però coi piedi per terra, “non partirà dal modulo, ma cercherà di far rendere al meglio i suoi calciatori, adattandosi a loro e alle qualità che li caratterizzano”. Insomma, più Allegri e Trapattoni di Sarri o Conte. Del Piero ribadisce: “Pirlo ha qualità intellettuali indiscutibili”.

3) Lo hanno voluto i senatori, ed è anche il risultato d’una grande amicizia personale con Andrea Agnelli. Chiellini, Bonucci, Buffon, ma non solo,  avrebbero gradito assai poco una certa “labilità caratteriale di Sarri” che si è configurata non in critiche ponderate, quanto in sfoghi senza controlli con giudizi sprezzanti e destabilizzanti del tipo: “Come ho fatto a perdere due scudetti con gente come voi.” Dopo, avrebbe detto l’opposto: “Se avete vinto con me, allora siete forti davvero”, ma, forse, era troppo tardi. Agnelli ha imparato ad apprezzare personalmente il carisma di Pirlo a conoscerne le doti di lucidità, coniugate all’essenzialità e all’equilibrio.
4)Una scelta obbligata. Secondo questa tesi, la Juventus non può permettersi di pagare ancora due allenatori sborsando grosse cifre. Ha ancora due anni di Sarri e non vuole ripetere quanto successo con Allegri: il “costo” dell’ esordiente Pirlo dovrebbe essere molto più basso di quello di un allenatore affermato, per esempio di Simone Inzaghi o Pochettino, fino ad ieri considerati papabili.

5) Pirlo-pensiero. Ha parlato una sola volta, pochi giorni fa, da fresco allenatore della Juventus U23. Al di là delle comprensibili frasi di prammatica ( orgoglioso d’intraprendere questa carriera…un legame con la Juve mai interrotto ecc. ) ha detto che il gioco di Sarri (allora allenatore della prima squadra) gli piace e che gli sarebbe piaciuto giocare nella Juventus di adesso. Essenziale: “aggredire gli spazi”. Da un video di circa un mese fa, risulta che il suo modulo preferito sia: “ 4-3-3, tutti avanti e via. Grande possesso palla, mi piace così.” Sembra di sentir parlare Sarri, però poi: “ Magari  ti accorgi che quel calciatore rende meglio in altro modo, e allora fissarti non ha senso, perché finiresti per non far rendere la squadra quanto potrebbe rendere.”

Ora, se i nuovi innesti saranno sostanzialmente Arthur insieme a Kulusevski e la permanenza di Rabiot e Ramsey pare confermata, il dilemma, al di là di tutte le possibili interpretazioni, è proprio questo: riuscirà Pirlo a dare una forte identità a una squadra, che avrebbe, invece bisogno di almeno altri tre giocatori degni di questo nome?