Questa è la notte dannatamente più triste del quadriennio. Inutile girarci intorno, il Mondiale ha qualcosa di community pre digitale capace di tenerci aggrappati gli uni agli altri per un mese intero, tra insalate di riso, milanesine con la pasta d’acciuga, amiche insopportabilmente eccitate per Riva o Tardelli perfino Pirlo, comunque Kempes. E noi coglioni rincoglioniti dal sogno infantile di un brusco risveglio a notte fonda con l’esame di seconda elementare che inizia domattina e lo stupro del gol di Schnellinger a tempo scaduto. O ancora di Deyna, polacco incorruttibile che ci spazza via da Monaco '74 il giorno prima della partenza per il camp estivo in Svizzera tra lacrime, merda di vacca e moniteur razzisti capaci di discriminare alunni gay nel college per figli di ricchi. Per fortuna poi la classe di Cruijff regalerà un sospiro di eterno anche ai più sfortunati malgrado Gerd Müller, il Becchino, e quel fuoriclasse assoluto di Overath. Così scordammo Chinaglia e gli spietati moniteur

O ancora le notti spagnole tra N'Kono e il sex simbol Eder prima che il Sarrià concedesse perfino a perdenti incalliti come noi, cresciuti tra il  Ponte al Pino e i panini imbottiti dello Scheggi, di godere FINALMENTE. Fu LA rivelazione. QUASI la rivoluzione. IN PIAZZA PER "Paulo Hossi" detto alla maniera dei cronisti brasiliani! Tre volte Paulo.
Affondavamo increduli altre forchette di plastica in altri vitel tonné, qualche canna, troppo alcol per estati già torride rinfrescate da bagni vip in piscine collinari aperte a tutti. E di nuovo corsa da fame chimica per la pizza di chiusura alle Palle Gialle in via Ghibellina. Pizza da campioni sul tetto del mondo. Che i travelli delle Cascine per una volta pazientassero oltre le 4. Aspettassero la nostra spossatezza e il bisogno di fare l'alba al posto della libidine ormai sopraffatta. Questo era il Mundial. Questo è il Mundial. Farne a meno una roba contro natura. La ferita che shanguina, direbbero a Livorno.  Un compleanno senza candeline. Ecco cos’è questo cazzo di Mundial.