Un peana generalizzato. Lo ha dedicato nei giorni scorsi la stampa specializzata a Piero Ausilio, direttore sportivo dell'Inter, indicato come l'autore di un capolavoro. Anzi, de "Il Capolavoro". Motivo: la corsa alla realizzazione di plusvalenze per 45 milioni, da registrarsi entro la data di chiusura dell'esercizio di bilancio annuale (30 giugno) allo scopo di rientrare entro i parametri del Fair Play Finanziario stabiliti dall'Uefa. Missione compiuta, e dunque ecco intonato il coro di voci bianche in lode del DS.

Tutt'altro clima è quello che si respira nel web. Dove ci s'esprime troppo spesso con toni censurabilissimi, ma al tempo stesso si esercita l'autonomia d'analisi e di pensiero. In rete sono molto diffuse le perplessità sulle plusvalenze interiste registrate tramite la cessione dei Primavera. Ragazzi promettenti cui sono state date valutazioni molto impegnative, nel contesto di operazioni di compravendita che prevedono quasi tutte il ricorso alla recompra. Da giorni non si parla d'altro, e si alimenta una gara fra tifosi a rinfacciarsi la plusvalenza più ardita. Ma lasciando da parte gli scontri partigiani (e i massaggi linguistici verso l'autore del Capolavoro), e provando a analizzare seriamente la situazione, come si deve commentare questo frenetico scambio di giocatori cui ha dato vita il club nerazzurro? Lo si può fare usando tutto il discernimento del caso, come sempre cerchiamo di fare noi di Calciomercato.com. E dando le valutazioni che è possibile dare già adesso, per riservare a un altro momento quelle che richiedono la verifica dei fatti. Ciò sollecita un'analisi lunga e un esercizio di pazienza ai lettori.

Perché alcune valutazioni non possono essere date adesso – Quanto alle valutazioni che richiedono la verifica dei fatti, esse riguardano proprio le cifre che sono intercorse per lo scambio dei calciatori. Riguardo a ciò, siamo spiacenti di deludere chi s'aspettasse parole nette su questo aspetto. Ma affermare adesso che quei ragazzi non valgano le cifre loro attribuite sarebbe precoce. Nettamente fuori luogo. E certo le perplessità sono legittime. Ma non è sulle perplessità che si può ragionare. Bisogna ragionare sui dati di fatto. E poiché il termine di riferimento sul tema rimane l'inchiesta da noi effettuata sulle plusvalenze incrociate fra Chievo e Cesena, ecco che proprio quel riferimento deve dare la linea. In quel caso, infatti, l'analisi venne condotta sulle plusvalenze incrociate iscritte in bilancio dal Chievo alla data del 30 giugno 2017. Ma il primo articolo, quello che ha fatto scoppiare lo scandalo, è datato 24 gennaio 2018. Cioè quasi sette mesi dopo la presentazione del bilancio. In quel momento era evidente che valutazioni come quelle di Carlo Alberto Tosi (4,5 milioni di euro), o di Pietro Borgogna (4 milioni di euro), o di Lorenzo Placidi (3,5 milioni di euro) fossero fuori dalla realtà, perché nel frattempo i calciatori in questione erano stati girati in prestito a club dilettantistici, dove inoltre stentavano a trovar spazio nella maggioranza dei casi. Era dunque stato effettuato il test dei fatti, ciò che rendeva possibile esprimersi dando retta non già alle perplessità, bensì a dati oggettivi. Inoltre, da quei dati oggettivi riguardanti le plusvalenze registrate nell'esercizio di bilancio chiuso al 30 giugno 2017 era stato possibile andare a ritroso. E guardando i bilanci delle stagioni precedenti, si era scoperto che l'intreccio di plusvalenze realizzate dal Chievo col Cesena (e non soltanto col Cesena) fosse fittissimo. Ma se avessimo dovuto ragionare in data 30 giugno 2017 sul valore dei vari Tosi, Borgogna, Placidi e altri, poco avremmo potuto dire. Perché in quel momento i calciatori citati erano soltanto dei ragazzi a cui era stata associata una valutazione certo impegnativa, con annessa plusvalenza. Ma giudicarli subito come dei casi di plusvalenza gonfiata sarebbe stato inappropriato. Le perplessità erano lecite, ma per parlare di valutazioni esagerate bisognava aspettare i fatti.

Il medesimo atteggiamento deve essere tenuto adesso nei riguardi delle plusvalenze che compongono il Capolavoro. Possiamo già dire che i valori associati ai vari Bettella, Zaniolo, Radu, siano gonfiati? La risposta è no. Possiamo solo dire che al momento sembrino eccessivi in molti casi, ma poi dovrà essere il campo a fornire delle verifiche. E dunque dovremo aspettare almeno la fine del girone d'andata 2018-19 per trarre le prime valutazioni. Inoltre va tenuto conto di un aspetto non secondario. I valori assegnati ai calciatori e circolati attraverso i mezzi d'informazione sono quasi tutti non ufficiali. E poiché noi di Calciomercato.com proviamo a analizzare le cose attraverso i documenti ufficiali, in questa fase possiamo prendere in esame soltanto quei movimenti di mercato dei quali possiamo avere dettagli certi perché contenuti in comunicati ufficiali. E dunque i soli trasferimenti sui quali si possa ragionare con cognizione di causa sono quelli realizzati con la Roma, club che essendo quotato in borsa deve rendere note le formule e le cifre di compravendita dei diritti pluriennali sulle prestazioni di calciatori. Nel quadro dell'affare che ha portato Radja Nainggolan in nerazzurro, sono approdati in giallorosso il giovane Nicolò Zaniolo e il veterano Davide Santon. Come si legge nel comunicato ufficiale emesso dall'AS Roma, Zaniolo è costato 4,5 milioni di euro per l'acquisizione definitiva. Inoltre, è stata riconosciuta all'Inter una quota del 15% "del prezzo di cessione" a un club terzo.

Dunque il prezzo secco, intero. Non una percentuale sulla plusvalenza, e con tetto massimo, come di solito avviene quando c'è da riconoscere una percentuale sulla futura vendita. Sono dettagli importanti, e fra questi ne va rilevato uno di cui si segnala l'assenza: nel comunicato sull'acquisizione di Zaniolo non vi è alcun accenno a accordi di recompra da parte del club nerazzurro. Se ne esiste uno, esso è contenuto in una scrittura privata. Il che suonerebbe strano, dato che proprio nelle scorse settimane il commissario della FIGC ha messo a piazzato la peggiore mossa di una catastrofica gestione: ha sdoganato la pratica della recompra, inserendola nell'articolo 102 delle NOIF. Sui motivi per i quali la recompra rischia d'essere una nuova e letale droga finanziaria per i club ci soffermeremo più avanti. Per il momento possiamo solo giudicare se la valutazione di Zaniolo sia congrua. La risposta è che si tratta di una valutazione generosa ma non scandalosa. Se il Chievo e il Cesena hanno dato una valutazione da 4,5 milioni di euro per Carlo Alberto Tosi (spedito a giocare nella Primavera del Carpi) senza che Lega Serie A e Covisoc battessero ciglio, allora ci può stare che un fresco scudettato Primavera si veda attribuire un valore analogo. Specie se a impegnarlo è in club ricco come la Roma, non un Cesena alla canna del gas. Quanto a Santon, il comunicato ufficiale dell'AS Roma parla di 9,5 milioni di euro per l'acquisizione a titolo definitivo. Di recompra non si parla, né crediamo sia in agenda. È una valutazione esagerata? Sicuramente, ma non scandalosa. Giusto per fare un paragone con altri affari di calciomercato chiusi in questi giorni, che dire della cifra impegnata dal Torino per acquisire il genoano Armando Izzo? Le notizie di stampa, non smentite, parlano di 8 milioni più 2 eventuali in bonus. Si tratta di una valutazione tanto più esagerata di quella data a Santon? Ci pare che siamo su cifre equivalenti, impegnate per calciatori di secondo piano. Fin qui c'è tutto ciò che riguarda i dati certi. E questi dati dicono che la Roma ha lasciato a Milano 14 milioni di euro, che sono oltre un terzo della cifra incassata per la cessione di Radja Nainggolan ai nerazzurri. Anche riguardo a questo trasferimento è bene riportare le cifre ufficiali: sono 38 milioni di euro, più il riconoscimento al club giallorosso di una percentuale del 10% su un'eventuale cessione futura da parte dell'Inter, ma con un limite massimo di 2 milioni di euro da versare alla Roma.

Ultimo dato certo è che con l'acquisizione di Zaniolo e Santon la Roma elevi l'attivo di bilancio alla voce "diritti pluriennali sulle prestazioni di calciatori" per una cifra pari ai 14 milioni di euro delle acquisizioni; e che altrettanto faccia l'Inter con Naiggolan (38 milioni di acquisizione). Qui si chiude la lista delle cifre sicure. Perché anche l'entità delle plusvalenze che l'Inter realizzerebbe su Zaniolo e Santon, così come quella realizzata dalla Roma con la cessione di Nainggolan, sono tutte da definire e saranno circoscrivibili soltanto quando verranno pubblicate nei bilanci chiusi al 30 giugno 2018. Tutte le cifre che sono circolate in questi giorni sono esercizi di bassa algebra che non tengono conto di alcune sottigliezze contabili. Per rimanere ai casi sui quali ci si è soffermati, si è parlato di una plusvalenza da poco più di 3 milioni di euro nel caso di Zaniolo e di circa 8,3 milioni nel caso di Santon. Un insider che conosce molto bene le situazioni, e che ci prega di mantenere l'anonimato, ha affermato che questi numeri e tutti gli altri circolati nei giorni scorsi sono grossolani.

I rischi dietro il trionfalismo – Ma allora sono eccessive le polemiche scatenate nei giorni scorsi intorno al Capolavoro di Piero Ausilio? E davvero l'Inter ha messo a segno una serie di operazioni al riparo da qualsiasi ombra e da rischi? La risposta a entrambe le domande è no. Molto c'è da analizzare e eccepire su questi movimenti di mercato. Sia riguardo alla loro architettura, sia riguardo alle possibili conseguenze per gli equilibri economico-finanziari dell'Inter. (1. continua)

@Pippoevai