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  • Pol Garcia: 'Juve, vorrei una seconda squadra. Su Bellerin...'

    Pol Garcia: 'Juve, vorrei una seconda squadra. Su Bellerin...'

    Pol Garcia, difensore della Juventus in prestito alla Cremonese, ha una storia molto particolare alle spalle. Ha lasciato il Barcellona a 16 anni, nel 2011, per i colori bianconeri e ora si racconta a Tuttosport: "Non è stata una decisione facile, però non capita tutti i giorni che un grande club come quello bianconero ti venga a cercare a casa proponendoti un progetto ambizioso. Sinceramente avrei evitato tutti questi prestiti, mi sarebbe piaciuta una situazione più stabile: rimpiango una seconda squadra bianconera sul modello di quelle spagnole. Però non sono pentito di aver scelto la Juventus, anche perché non posso sapere come sarebbe stato il mio percorso al Barcellona se fossi rimasto lì. Andare all’estero è stata comunque una avventura formativa".
     
    MASIA SPECIALE - "E’ un bell’ambiente. I ragazzini si allenano vicino ai fenomeni: io spesso mi fermavo a vedere Messi, Xavi e Iniesta. Quando si dice che al Barcellona dai “pulcini” alla prima squadra ci si allena in modo simile non è una leggenda: la priorità è la tecnica e l’idea è che il gioco debba cominciare sempre attraverso l’impostazione rasoterra del portiere. Quando sali di livello e cambi squadra non ti trovi smarrito perché filosofia e sistema sono gli stessi".
     
    IL SUO BARCELLONA - "C'è qualcuno dei miei ora con Messi? No, però tanti sono in squadre di Liga o all’estero, come Bellerin dell’Arsenal. Nell’Under 15 del Barcellona io giocavo centrale e Bellerin terzino destro".
     
    BELLERIN - "Marotta lo punta? E’ da un po’ di tempo che non lo sento, però se mi chiedesse consiglio non potrei che parlargli bene della Juve e dell’Italia".
     
    VIALLI - "Se a Cremona me ne hanno parlato? Certo, appena arrivato. Mi hanno chiesto di portare avanti l’ottima tradizione. Sinceramente mi sarei aspettato di giocare un po’ di più, a gennaio vedremo".
     
    MODELLO - "Avevo un debole per l’eleganza e la duttilità di Paolo Maldini: se sono venuto in Italia è anche per lui. Al Barcellona sarò sempre grato per l’impostazione tecnica che mi hanno dato, alla Juventus invece mi sono completato tatticamente e in fase difensiva".  
     
    PIU' ITALIANO CHE SPAGNOLO - "In quasi tutto, tanto che sto avviando le pratiche per la nazionalità italiana. Sono fidanzato con una ragazza di Vicenza e quando parlo con i miei genitori in spagnolo finisco per usare sempre delle vostre espressioni. All’inizio, però, non è stato tutto semplice. In Spagna ero abituato a mangiare tardi e tanto, mentre alla Juve eravamo sempre a tavola a mezzogiorno e mi limitavo a un piatto di pasta".
     
    IL RICORDO - "Cosa non dimenticherò mai degli allenamenti con la prima squadra juventina? Carlos Tevez. Era cattivo come in partita, tostissimo da marcare".
     
    FUTURO - "Voglio arrivare al top, che poi sia Juve, serie A, Premier o Liga non fa differenza".
     
    RITIRO E LIBRI - "E’ vero. Mi piacciono i libri sulla “Seconda Guerra Mondiale” e con papà, che è stato il mio primo allenatore, collezioniamo i Don Chisciotte: ne avremo 200. E poi studio: nei giorni scorsi sono stato a Barcellona per sostenere gli ultimi due esami di laurea in Scienze Motorie. Non è stato facile, all’inizio, ma sono talmente orgoglioso che non intendo fermarmi: ho una mezza idea di iscrivermi a fisioterapia, stavolta in italiano però. E’ una passione e una curiosità che mi è cresciuta di anno in anno a forza di massaggi". 

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