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Quando parla del suo Vesta Calcio a Gian Luca Comandini vengono gli occhi a cuoricino. Per tutti è una piccola società romana che riparte dalla Terza Categoria, per lui è un pezzo di vita. Una di quelle sfide dove o si vince o si vince. Imprenditore e divulgatore tecnologico di 30 anni, da qualche mese è anche proprietario di questo nuovo club dietro al quale c'è un progetto che può cambiare il mondo del calcio. Tecnologia e rivoluzione sono le parole chiave per capire come funziona il Vesta: "Entro cinque anni vogliamo arrivare in Serie D". Idee chiare e obiettivo focalizzato: Comandini non nasconde la sua ambizione, e a Calciomercato.com racconta il suo nuovo progetto.

Come nasce l'idea?
"Da piccolo giocavo alla Santa Francesca Cabrini, una società romana dove andavano tutti i ragazzi della zona. Un paio di mesi fa l'attuale ds del club Edoardo Accivile mi ha detto che i preti che gestivano la struttura non volevano continuare il progetto, così mi ha chiesto una mano a livello imprenditoriale e ho deciso di prendere tutto in mano io creando una nuova società da zero con un nuovo logo.

Come mai ha deciso di chiamarlo Vesta?
"E' una dea romana del focolare familiare. Abbiamo pensato a questo nome perché quando giocavo lì mi sono sempre sentito un po' a casa".

Chi c'è dietro a questo club?
"Io e Riccardo Carnevale siamo i presidenti della società, creata insieme a una community di ragazzi molto seguita dai millennials, una start up con la quale ho già lavorato. Ho deciso di coinvolgere questa community, che ha una percentuale della società, per attrarre subito attenzione sul progetto. E grazie a loro abbiamo raccolto molti sponsor, solo nel mese di settembre abbiamo fatto quasi 120mila euro con i quali abbiamo fatto il mercato. Una sorta di autofinanziamento".

Com'è stata creata la squadra dal nulla?
"Grazie all'aiuto di tanti personaggi famosi che mi hanno fatto pubblicità, abbiamo attirato l'attenzione di tanti calciatori e dirigenti che volevano mettersi in gioco. A fine agosto abbiamo fatto la prima giornata di provini alla quale si sono presentati più di 150 calciatori nonostante partissimo dalla terza categoria. Poi, piano piano abbiamo fatto delle scremature e oggi abbiamo una rosa di 29 giocatori, ma probabilmente, purtroppo, dovremo tagliare ancora qualcuno. La squadra è molto più forte di una Terza Categoria. Abbiamo provato in tutti i modi a partire dalla prima ma non si può per regolamento, così puntiamo a stravincere il campionato di terza per poi comprarci i diritti di un'altra squadra di Eccellenza o Promozione e fare il grande salto".



Ci racconta un aneddoto durante i provini?
"Un giocatore ha fatto la prova ma non è andata bene. In zona è apprezzato per le sue qualità nel calcio, tutti mi dicevano che è forte e alla fine mi hanno convinto a fargli un altro provino: male anche quello. Insistono, mi dicono che ci siamo sbagliati. Inaspettatamente questo ragazzo si innamora del progetto rinunciando a giocare con la propria squadra solo per potersi allenare con noi. Dopo un paio di giorni l'allenatore mi dice che è fondamentale per la squadra, e ora siamo in attesa di tesserarlo".

Quanto tempo le richiede un progetto del genere?
"Tanto, tantissimo. Io ci metto la faccia e per questo non mi sento di delegare nulla ed essere sempre molto presente. Spesso dedico giornate intere al Vesta, ma non sapete che emozione fare il discorso ai giocatori nello spogliatoio o entrare allo stadio per vedere la propria squadra".

Chi è l'allenatore?
"Si chiama Liberati. E' un tecnico romano che ha già vinto molti campionati a livello dilettantistico".

Che reazione ha avuto di fronte al progetto?
"La prima cosa che ha fatto, come tutti, è quella di fare una ricerca su di me. Poi, appurato che poteva fidarsi grazie alla mia reputazione in ambito imprenditoriale, è stato subito entusiasta di questo nuovo percorso".

In che modo si pongono squadra e dirigenti con un presidente così giovane?
"La mia paura era quella di avere poca credibilità dovendomi rapportare con tutte persone più grandi di me. Tutti però hanno capito lo spirito di questo club e siamo come un grande gruppo di amici. Anche lo spogliatoio è molto unito".


Come state vivendo l'emergenza Covid a causa della quale i campionati dilettantistici sono bloccati?
"Stiamo facendo amichevoli contro squadre di categorie superiori, ma per il campionato penso che si riparta direttamente il prossimo anno. L'avevo messo in conto: per questo, in una stagione di stand by, vogliamo dimostrare che attraverso la tecnologia e la comunicazione si possono scalare velocemente tutte le vette".

Qual è il vostro obiettivo?
"Vogliamo dimostrare che la tecnologia può far interagire e rendere protagonisti anche i tifosi. Da quando siamo partiti abbiamo ottenuto 1500 follower che per una società di Terza Categoria non è poco: attraverso il nostro progetto vogliamo far scoprire alla gente una nuova modalità di amare il calcio. Vogliamo portare all'ennesima potenza qualsiasi dettagli a livello di visibilità, abbiamo già pronto anche il nostro team di Esports. Sul campo, invece, vogliamo arrivare in Serie D entro 5 anni".

Quante spese ci sono dietro a una società di Terza Categoria?
"Molte, anche se non sembra. La più grande è stata la personalizzazione delle maglie: ho voluto dotare tutti i giocatori, dalla prima squadra alle giovanili, di kit Nike con completi, borse e tutti gli accessori necessari oltre alle tre magliette da gara".

In che modo coinvolgete il pubblico?
"In fase di provini è capitato che il mister e il ds fossero indecisi su chi scegliere tra due giocatori dello stesso ruolo. Così abbiamo deciso di fare dei testa a testa e attraverso le storie Instagram abbiamo presentato le schede dei giocatori facendo scegliere al pubblico attraverso un sondaggio chi avremmo dovuto prendere. E probabilmente lo faremo anche per decidere la formazione

Qual è la mentalità del Vesta?
"La squadra è costruita sui giovani. Oggi abbiamo 81 tesserati comprese anche Under 19, Under 17 e Under 16. E pensare che ci dicevano che non saremmo riusciti neanche a fare la prima squadra...".

Che tecnologie usate?
"Una delle ultime trovate che abbiamo installato è il My Social Player: un palo fisico vicino al campo con delle telecamere piazzate in alto per riprendere la partita che viene trasmessa in streaming in hd per dare la possibilità a tutti di vedere le nostre gare gratis. Inoltre, questa telecamera ha un software che permette di registrare tutti i dati nei 90'. Abbiamo anche attrezzature tecnologiche per prevenire e curare infortuni offerteci da “Motustech”, un'azienda che fornisce i migliori club al mondo".

Com'è andato il mercato?
"Molto bene, siamo soddisfatti di quello che abbiamo fatto. Tra gli acquisti più importanti ci sono Luca Di Marco e Davide Mangerini, un portiere di livello che ha giocato anche nelle giovanili della Lazio. Il nostro colpo di mercato è stato Marco De Angelis, detto Bum Bum. A 37 anni e con molte stagioni in Serie D alle spalle può essere l'uomo giusto per far crescere i più giovani. Vi racconto un aneddoto".

Ci dica.
"Durante un'amichevole Marco aveva ripreso un giovane dopo un errore e il ragazzo gli risponde subito male. Anziché arrabbiarsi, De Angelis si è avvicinato dicendogli che queste cose gliele dice per il suo bene, perché non vuole che i giovani in squadra facciano gli stessi errori commessi da lui in passato".

Progetti per il futuro?
"Stiamo provando a ritagliarci uno spazio all'interno di un programma Rai, vediamo se ce la facciamo".

@francGuerrieri